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CINA/ Costretta ad abortire e denunciata per "frode e appropriazione indebita"

Pubblicazione:mercoledì 11 settembre 2013

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Li Fengfei è il nome di una donna cinese vittima della corruzione e costretta ad abortire. Svolgeva il ruolo di contabile presso una banca municipale di Bijie, città della provincia del Guizhou, e il suo capo le aveva chiesto di falsificare dei documenti che gli avrebbero permesso di ottenere illecitamente ingenti quantità di soldi. Li Fengfei si era rifiutata di partecipare alla truffa nei confronti dello Stato ed è stata denunciata dall’entourage del suo superiore per il reato che viola la legge del figlio unico, dato che Li Fengfei era incinta e già madre di un bambino. In Cina questa legge repressiva che va contro i diritti umani continua a essere usata come strumento che alimenta la corruzione. Dopo aver denunciato l’aborto forzato alla quale era stata sottoposta e che l’aveva ridotta in fin di vita, finalmente esce dall’ospedale ma subito dopo viene arrestata dalle autorità poiché accusata di “frode e appropriazione indebita”. La notizia è stata subito diffusa dal blog Weibo e un avvocato cristiano si è proposto di intervenire per i diritti di Li Fengfei. Il titolare Li Guisheng dello studio legale Guiyang Hengquan infatti, ha fatto sapere sullo stesso blog lo scorso 5 settembre la sua intenzione di difendere la donna e, a dimostrazione delle sue buone intenzioni, un’equipe di legali ha fatto visita alla donna nel carcere di Jinsha.

Secondo quanto riportato da un avvocato dissidente,il problema della legge sul figlio unico ha dato origine nel 2012 a moltissime denunce e conseguentemente a multe per un ammontare totale di circa 2 miliardi di euro. Di questi soldi si sono perse le tracce però, e la causa prima sembra proprio essere la corruzione, vero cancro della maggior parte delle economie pianificate e delle burocrazie centralizzate, come appunto il caso della Cina.



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