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DIARIO DAGLI USA/ Per fortuna siamo nelle mani di Dio (e non di Obama)

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Ma la gente non l'ha seguito, non l'ha bevuta. La gente gli manda a dire che invece di lanciare bombe in giro, in guerre dove tutti (TUTTI!) sono cattivi (perché le guerre lo sono), ci sarebbero altre cose da fare, anzitutto qui, in America.

Già nell'essersi rivolto al congresso per ottenerne il consenso, Obama aveva mostrato segni di debolezza. Adesso, con il congresso che tergiversa, i voti che sembrano mancare, e gli americani sempre più contrari, Obama si aggrappa al salvagente di Putin, uno che in vita sua di gente deve averne salvata poca. Un penoso - quanto benedetto - tentativo di fuga da una colossale debacle politica. E con la debolezza di Obama emerge la debolezza degli States sul piano internazionale. Cresce la non credibilità del paese che storicamente si è (quasi) sempre mosso come il salvatore del mondo. Quel che succederà lo vedremo. Intanto quel che già vediamo sono miracoli. Perché, per fortuna, siamo nelle mani di Dio.

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