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DIETRO LE QUINTE/ Siria, i due motivi che spingono la Francia a usare le armi

Il presidente francese Francois Hollande (Foto InfoPhoto) Il presidente francese Francois Hollande (Foto InfoPhoto)

I Francesi tardarono ad intervenire in Ruanda nella primavera del 1994. Si tratta, di un qualcosa che è sentito ancora oggi in Francia come una “mancanza”, come un qualcosa che non dovrebbe ripetersi. Allo stesso modo ricordano l’errore grave di apprezzamento (nonché la gaffe molto grave dell’allora Ministro della Difesa) riguardo all’esplosione della rivolta della primavera Araba in Tunisia. Da qui l’intervento volutamente rapido in Libia (Paese dove non era la compagnia petrolifera francese a farla da padrone, ma quella italiana): impedire un massacro e al tempo stesso rimescolare le carte in gioco così che magari vengano fuori più favorevoli per Parigi. Stessa cosa in Mali: una volontà d’intervento per mettere fine a una situazione delicata dal punto di vista umanitario, ma guarda caso è il Mali il Paese più indipendente da Parigi tra le ex-colonie francesi dell’Africa Occidentale.

Anche qui: intervento umanitario certo ma anche ritrovare un ruolo importante. Nel caso Siriano la questione è semplice: a Parigi nessuno crede che la Siria, come Stato unico che noi conosciamo, potrà esistere alla fine di questo conflitto. Tutti scommettono su una spartizione del territorio (solo il 20% è veramente conteso, le due parti in causa controllano ciascuno circa il 40% del territorio). Persino Alexander Orlov (ambasciatore Russo a Parigi) dice che forse (forse, lo ha detto due volte) potrebbe resistere la Siria come stato unico. Allora Parigi, e qui c’è la seconda ragione, cerca di giocare d’anticipo scegliendo già il suo campo: si chiama Mouaz al-Khatib. Il 53enne Presidente della Coalizione Nazionale delle Forze d’Opposizione e della Rivoluzione (CNFOR). Questo probabile leader della futura Siria (o di parte di essa) è un ex-ingegnere della Shell, ma soprattutto predicatore islamico (seppur relativamente moderato, per esempio favorevole a una parità uomini-donne) e vicino alle posizioni del Qatar. Insomma i Francesi stanno già lavorando al futuro della Siria (o di quello che ne sarà) esattamente come agli inizi del XX secolo si assicurarono il passaggio tra Asia e Mediterraneo con la loro presenza in quest’area (l’Istmo Siriano). Oltre 90 anni dopo cercano di garantire il loro peso sull’area di comunicazione più importante del mondo: dai tempi di Alessandro Magno ad oggi. Passano i Millenni e questa storia sembra ripetersi.

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