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MINACCIA AL QAEDA/ Dambruoso: rischio di attacchi anche in Italia

Pubblicazione:sabato 14 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 14 settembre 2013, 23.02

Proteste contro Usa e occidente (Infophoto) Proteste contro Usa e occidente (Infophoto)

Il leader di Al-Qaeda, Ayman Al Zawahri, ha diffuso un messaggio in occasione del dodicesimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre 2001. Nel messaggio audio, il terrorista ha parlato della necessità di attacchi su piccola scala e altre forme di boicottaggio contro l’economia statunitense. Zawahri ha inoltre elogiato gli attacchi-bomba dello scorso aprile in occasione della maratona di Boston. Il messaggio è iniziato ricordando le sconfitte americane nelle guerra in Iraq e Afghanistan. Ha quindi sottolineato il ruolo dei cosiddetti “lupi solitari”, cioè gli attacchi su piccola scala che fanno parte della nuova strategia di Al Qaeda, incitando gli affiliati in America a fare altrettanto. Per Stefano Dambruoso, per molti anni pm antiterrorismo e oggi onorevole di Scelta Civica, “queste affermazioni di Al Zawahri non vanno affatto sottovalutate. Anche in Italia esiste il rischio di attacchi per la potenziale presenza di jihadisti tra i tremila profughi siriani confluiti nel nostro Paese”.

 

Che cosa ne pensa delle minacce contenute nell’audio-messaggio di Al Zawahri?

Al Zawahri è tornato a essere un punto di riferimento importante per l’Egitto nella difficile fase del dopo Morsi, e sta quindi cercando di rilanciare in maniera significativa. Quando a parlare è una figura terroristica del livello di Al Zawahri occorre prenderlo in seria considerazione, non perché nasconda una concreta strategia, ma come messaggio di grande sollecitazione e input ai vari jihadisti non sempre sotto controllo che esistono in tutte le parti del mondo. Gli Stati Uniti stanno vivendo una fase di forte difficoltà in termini di controllo della consueta politica cui era abituata, come documentano i tentennamenti di Obama in Siria. In un momento come questo le affermazioni di Al Zawahri giustificano la grande tensione che si sta creando.

 

Quanto è serio il pericolo per altre nazioni occidentali come l’Italia?

In Italia la situazione che è monitorata maggiormente dal punto di vista della minaccia terrorismo è l’arrivo, già oggi, di circa 3mila profughi siriani. La principale comunità di riferimento dei siriani è quella di Milano, e nella stragrande maggioranza si tratta di profughi che cercano di sfuggire alla guerra. Nei grandi numeri c’è sempre però qualche jihadista i cui obiettivi sono del tutto diversi. Qualche mese fa Giuliano Ibrahim Delnevo, convertito italiano all’Islam residente a Genova, è stato ucciso in Siria. Quest’ultima è dunque il Paese che in questo momento desta le maggiori preoccupazioni per quanto riguarda le attività di prevenzione in Italia per il cosiddetto terrorismo fondamentalista.

 

L’instabilità politica in Egitto può determinare il verificarsi di attacchi terroristici?


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