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DIARIO ARGENTINA/ L’assedio della Kirchner alla società civile

Pubblicazione:domenica 15 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 15 settembre 2013, 9.14

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Ancora una volta la magistratura ha fermato il treno Kirchner. Questa volta è stata la Sala A della camera di Commercio, che ha dichiarato incostituzionale una disposizione emanata alla fine dello scorso anno da parte della maggioranza del Congresso "K" ( legge 26,831 ), che tra le altre disposizioni dava il potere alla Commissione Nazionale Titoli di intervenire in società quotate in  Borsa su  semplice richiesta di un azionista di minoranza, senza previa autorizzazione giudiziaria. A luglio di quest'anno, il presidente Cristina Kirchner ha firmato il decreto di questa legge, affermando che qualsiasi azionista o detentore di titoli di  società commerciali che raggiunge il 2% del capitale sociale, può chiedere la nomina di un auditor con diritto di veto o anche ll'indipendenza della sua funzione dagli organi statutari, e agire di conseguenza senza nessun controllo legale.

Basta sapere che il governo ha un portafoglio di quote di minoranza di società quotate in borsa a seguito della nazionalizzazione dei fondi pensione per capire che questo è uno strumento giuridico che fornisce  a livello esecutivo un  potere illimitato e un mezzo ideale per appropriarsi o controllare totalmente  aziende private. Possibili vittime, al contrario di quello che la maggior parte del pubblico crede, non sono i gruppi monopolistici o i detentori di concessioni di servizi pubblici o di società estere, ma un numero significativo di PMI ( piccole e medie imprese ) che, in tempo di fioritura mercato dei capitali, hanno accettato l'offerta di gara, molte delle quali sono efficienti e redditizie, responsabili di un'alta percentuale di lavoro privato, e che in virtù di questa legge - oggi fermata dalla giustizia - sarebbero  in balia delle mire di  funzionari corrotti, “bene” di cui l'Argentina ha un notevole campionario.

Contemporaneamente, un deputato ha promosso un progetto di legge, che non ha ancora iniziato l'iter parlamentare, e che propone di nazionalizzare le Banche Alimentari del paese, associate in una grande rete nazionale, che a sua volta è legata alla rete globale di banche alimentari con sede a Chicago.


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