BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Le tre mosse di Putin per controllare il Medio oriente (e gli Usa)

Pubblicazione:mercoledì 18 settembre 2013

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Il piano proposto dai russi per la distruzione delle armi chimiche della Siria di Assad non è dovuto al lavoro tra Putin e Obama al G20 di San Pietroburgo (come si crede), bensì a una palla presa al balzo dai consiglieri di Lavrov, il ministro degli Esteri russo. Questa palla è stata lanciata quasi per gioco dal responsabile Esteri degli Usa, John Kerry. L’entourage di quest’ultimo conferma infatti che durante la sua conferenza stampa egli lanciò, quasi in modo retorico, l’idea che l’attacco contro Assad potesse essere fermato se questi avrebbe eliminato le sue armi chimiche (ma sapendo che era impossibile). I russi ci si sono buttati e da una boutade nasce una complicazione per il "fronte Occidentale". E soprattutto Mosca porta a casa dei risultati importanti. Vediamo quali. 

Primo di tutti, la diplomazia ritrova una iniziativa che fin qui era data per abbandonata: la Russia infatti torna a imporsi come interlocutore importante in quest’area dopo che oramai le decisioni erano prese quasi estromettendola e includendo invece attori che lei considera secondari come Turchia e Francia. Secondo risultato, l’alleato Assad riesce a restare in sella e a ritrovarsi nuovamente accettato sul piano diplomatico: è con lui che Onu, Usa, Francia, Russia e Gran Bretagna ritornano a negoziare, ufficialmente. Fin qui infatti con Assad non parlava praticamente più nessuno, trattandolo quasi come un leader già decaduto.

Questi primi risultati importanti di Mosca hanno però delle ragioni più profonde e di diversa natura: energetica (certo), militare e di sicurezza nazionale. 

Vediamo l’energia. Già si è parlato del "North Dome" nel Golfo Persico, questo enorme giacimento di gas che si devono dividere Qatar e Iran. I russi hanno fatto un patto di ferro con Teheran per cercare di contrastare i regni sunniti della Penisola araba (vedremo dopo le ragioni dell’opposizione ai sunniti da parte del Cremlino), così come i tedeschi sono riforniti in gas da Gazprom grazie al gasdotto North Stream (ricordiamo l’ex-cancelliere Schröder che si era ritrovato a capo del Consorzio di controllo del gasdotto) e gli italiani di Eni sono partner importanti proprio di Gazprom: è evidente perché sia Angela Merkel che l’Italia tutta si oppongano agli attacchi contro Assad, esattamente come la Russia di Putin (e in Italia si continuano a dare versioni sorprendenti secondo le quali gli attacchi con gas del 21 agosto scorso sarebbero opera degli stessi ribelli siriani, dovute a delle maldestre manipolazioni). I russi oltretutto sono i fornitori stessi delle armi chimiche siriane (quando erano ancora Urss) e quindi sanno benissimo di quali e di quante armi si tratta.

Ma il niet dei russi viene da lontano e soprattutto si basa su quello che viene considerato un errore: il bombardamento della Libia grazie alla non opposizione della Russia in Consiglio di Sicurezza nel 2011. Due anni dopo i russi vogliono mostrare la loro importanza, il loro ruolo.


  PAG. SUCC. >