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OMICIDIO/ Gran Bretagna, lasciò morire di fame il figlio: a processo la madre

La scoperta è stata fatta dagli agenti di polizia: il bambino era morto da due anni e la madre lo aveva lasciato nella sua camera come se nulla fosse accaduto. Processo in corso a Bradford

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Amanda Hutton, la madre-mostro che lasciò morire di fame il figlio di appena quattro anni, tenendo segregato in casa il corpo per ben due anni, sarà giudicata a breve dal tribunale di Bradford. La storia ha del raccapricciante e lascia tutti sgomenti: secondo l'accusa la donna evitò di denunciare il decesso del suo bimbo per continuare a usufruire degli assegni famigliari. Il tutto per due anni. I riflettori mediatici inglesi sono tutti puntati sull’aula del tribunale, dove si celebra il processo alla donna di 40 anni su cui pende la più atroce delle accuse: aver ucciso il proprio piccolo privandolo del cibo e, come se non bastasse, non aver denunciato la morte del figlioletto di appena quattro anni, continuando a percepire il sussidio.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità – è iniziata proprio questa settimana la requisitoria dell'accusa davanti alla Corte –, il bimbo, di nome Hamzah, sarebbe morto nel 2009 per stenti e malnutrizione. Come già sottolineato, la donna, che viveva sola e in condizioni di totale povertà, degrado e squallore, anziché denunciarne normalmente il decesso, avrebbe finto di niente, continuando a vivere come se nulla fosse accaduto. Alcuni dettagli e particolari emersi nel corso del processo lasciano sempre più sgomenti e scioccati: è stato riferito che il giorno del decesso, la madre, invece di chiamare i soccorritori, ordinò una pizza da asporto. L’incredibile e macabra scoperta è avvenuta solo ventuno mesi più tardi, quando una denuncia dei vicini di casa, insospettiti da una puzza insopportabile, ha fatto scattare l’intervento della polizia.

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Gli agenti che hanno effettuato l’ispezione nell'appartamento degli orrori (così ribattezzato dai media britannici) hanno rinvenuto il corpicino del piccolo Hamzah – nella sua cameretta, con accanto il suo peluche preferito, tra sporcizia e insetti – in uno stato avanzato stato di decomposizione e mummificazione. Immediato l'arresto della donna, disoccupata, con trascorsi da alcolista e dedita al consumo di droghe. “Beveva un litro di vodka al giorno”, ha rincarato la dose l'accusa.

Per la difesa, che si trova ad affrontare un caso quanto mai arduo, il fatto che il figlio si stato trovato con addosso il pigiama nel suo letto, steso di fianco al suo orsacchiotto, sarebbe una prova della cura con la quale la donna trattava il bambino. I difensori fanno forza sulle impossibilità economiche della Hutton di potersi permettere di garantire pasti quotidiani al figlioletto, ma il suo destino sembra già segnato. In ogni caso, su di lei pende l'accusa di omicidio colposo e occultamento di cadavere. Spetterà ora alla giuria, composta da quattro donne e otto uomini, decidere quale pena debba scontare la madre-mostro.

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