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Esteri

SHAHBAZ BHATTI/ Il fratello Paul: perché chi uccide un cristiano rischia di restare impunito?

Paul Bhatti (Infophoto)Paul Bhatti (Infophoto)

Sì. E’ troppo presto per dire ora come andrà a finire questa vicenda.

 

A che tipo di dubbi si riferisce?

Quando il caso comparirà di fronte ai giudici, diversi testimoni saranno chiamati a deporre in aula. I due talebani che hanno ammesso di essere gli assassini di mio fratello, una volta iniziato il processo potrebbero cambiare versione dei fatti e dire che non c’entrano nulla.

 

Al di là della giustizia che deve fare il suo corso, lei ha mai pensato di perdonare gli assassini di suo fratello?

In primo luogo, la decisione di perdonare gli assassini di mio fratello deve essere presa da tutta la mia famiglia. Sappiamo tutti quanto è stata grande la fede in Gesù Cristo di Shahbaz, che ha testimoniato fino all’ultimo il suo essere cristiano. La nostra fede è anche basata sulla riconciliazione, e quindi la possibilità di perdonare chi ha ucciso mio fratello resta sempre aperta. Ciò non esclude che la giustizia debba fare il suo corso, anche per mostrare a tutto il Paese che la magistratura è più forte dei terroristi. Non dimentichiamoci che non siamo ancora arrivati a una sentenza su questa vicenda.

 

Quindi ha già perdonato o pensa che lo farà?

Il perdono è un percorso, ci penso tutti i giorni ma non è una cosa che può avvenire dall’oggi al domani. Non dimentichiamoci che in questa vicenda sono coinvolte mia madre, mia sorella, gli altri miei fratelli e tutti i seguaci di Shahbaz. Il perdono non è dunque una cosa individuale che riguarda solo me, e che mi sentirei anche di dare, ma è qualcosa rispetto a cui è necessario trovare un consenso con tutte queste persone.

 

(Pietro Vernizzi)

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