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SPILLO/ Italia-Germania, una guerra di stabilità

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

La “stabilità” tedesca ha imparato - negli anni Venti del secolo scorso - che la moneta è una cosa serissima soprattutto quando la politica è più fragile. La “stabilità” tedesca del dopoguerra ha ricostruito mattone su mattone, parola su parola, marco su marco, voto su voto, governo su governo un Paese annientato ridando spazio a quelli che Polito chiama “retaggi culturali e ideali”: uno dei quali - quello cattolico-democratico - è tale e quale in Italia da quasi un secolo; mentre l’altro è approdato al socialismo democratico più tardi, ma non con meno contenuti di quello che oggi anima la Spd. La “stabilità” tedesca è “l’instabilità” italiana che Giorgio Napolitano ed Enrico Letta stanno provando a superare facendo leva sulla stessa “esperienza storica”, talora dura e drammatica, che ha costruito la stabilità tedesca.

 

P.S.: Alcune sere fa, nell’aula magna della Cattolica, in occasione della presentazione di “Vita di Don Giussani” di Alberto Savorana, Paolo Mieli ha chiesto “scusa”. Scusa per essere stato tra i molti che - negli anni 70 - non hanno compreso che l’emergere di Comunione e liberazione nella vita civile del Paese non andava combattuta - come invece accadde, con picchi di violenza materiale e culturale - ma democraticamente accolta, capita e valorizzata come contributo rinnovato di una storica forza popolare italiana come quella cattolica. Sono già trascorsi due anni da quando Napolitano, nel frattempo rieletto presidente della Repubblica, ha scelto il palco del Meeting di Rimini per riconoscere definitivamente il ruolo dei cattolici lungo l’intera costruzione dello Stato unitario: ma evidentemente la “stabilità”, la pacificazione civile “strutturale” che ancora piace a molte élites in Italia è sempre quella degli altri. Perfino quella di un Paese che ha saputo risorgere da ogni orrore nazista. 

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COMMENTI
21/09/2013 - Italiani nemici di loro stessi (Carlo Cerofolini)

Il vero problema che abbiamo è che i primi nemici dell'Italia sono gli italiani, che sembrano essere contenti di farsi la “guerra” e finché sarà così è certo che saremo sempre vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, destinati ad essere irreversibilmente grecizzati e ridotti a colonia di un’Ue a trazione germanica. Unica salvezza nell’immediato (primum vivere) è solo sperare che l’euro imploda.