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SPILLO/ Italia-Germania, una guerra di stabilità

Pubblicazione:sabato 21 settembre 2013

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Antonio Polito elogia su Il Corriere della Sera la stabilità politica “strutturale” della Germania alla vigilia del voto, a paragone con un’instabilità politica che in Italia appare ormai “metodologica”, ancor più che patologica. L’articolo è, as usual, argomentato e stimolante. Non da ultimo, è scritto da un giornalista che ha eletto la Britannia a patria intellettuale e su un quotidiano che - al pari di altri in Italia e nel resto del mondo - è stato ferocemente critico nei confronti della bundeskanzlerin: di volta in volta pasticciona ottusa su Grecia ed euro, un po’ figlia dell’ex Ddr, un po’ nipotina della Germania “del passato che non passa”, sicuramente troppo cristiano-sociale per i palati cosmopoliti, globalisti, mercatisti.

Nel settembre 2013, in ogni caso, Angela Merkel si è già meritata un ritratto in galleria a fianco dei predecessori nel dopoguerra tedesco (quasi tutti grandi statisti: da Adenauer a Brandt, da Schmidt a Kohl, allo stesso Schroeder). A Londra, invece, Cameron è stato battuto ai Comuni sulla special relationship con l’America di Obama, crollata sul prosieguo delle strategie “coloniali” nel Vicino Oriente. E la Casa Bianca stessa è in paurosa crisi di leadership su Siria e Fed. Cinque anni dopo il crac Lehman, tutti i tentativi auto-difensivi di Wall Street e della City di gestire la grande crisi come un “incidente tecnico” hanno alla fine travolto i leader politici chiamati ad affrontare la transizione. Ma questo è un altro discorso.

A Berlino (“Merkeland”, Europa) per i prossimi cinque anni governerà intanto ancora mutti Angela: forse in segreto tentata dal diventare furher democratica di una grosse koalition che, a differenza del 2005, aumenterebbe al massimo il suo potere e il suo prestigio. E le darebbe probabilmente l’autorevolezza per compiere nell’Ue ciò che Obama si era illuso di fare nel suo second term: contribuire a gettar le basi di un “nuovo ordine”, fra politica e mercati e nel nuovo mosaico geoeconomico planetario. Per questo fanno bene Polito e il Corriere ad additar “Merkeland” all’Italia, ma senza dimenticare almeno qualche dettaglio.

E il primo è certamente che nella “stabilità” tedesca nessun giornale ha mai pubblicato un’intercettazione giudiziaria del premier in carica: tanto meno riportando giudizi informali su altri premier in carica Ue (e non siamo certi che quelli privati del cancelliere tedesco sul Cavaliere italiano siano più forbiti di quelli reciproci, ampiamente pubblicati - anche - dal Corriere).

La “stabilità” tedesca esclude programmaticamente l’antipolitica programmatica che invece è il pane quotidiano dell’establishment rappresentato (anche) dal Corriere: nel 1922, nel 1992, e anche nel 2011-2013. La “stabilità” tedesca potrà dare qualche punto percentuale e qualche seggio al Bundestag a un partito anti-euro come l’Afd, ma mai (più) il 25% a tale Beppe Grillo che ostenta lo stesso stile di Adolf Hitler (o Benito Mussolini) novant’anni fa. La “stabilità” tedesca non si concede il discredito e il disprezzo sistematico: quello - “antropologico” - che trapela anche dall’articolo di Polito quando cita “Signorini e Briatore” come due sub-italiani immeritevoli di cittadinanza. 


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COMMENTI
21/09/2013 - Italiani nemici di loro stessi (Carlo Cerofolini)

Il vero problema che abbiamo è che i primi nemici dell'Italia sono gli italiani, che sembrano essere contenti di farsi la “guerra” e finché sarà così è certo che saremo sempre vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, destinati ad essere irreversibilmente grecizzati e ridotti a colonia di un’Ue a trazione germanica. Unica salvezza nell’immediato (primum vivere) è solo sperare che l’euro imploda.