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SCENARIO/ Buttiglione: la Merkel "affossa" Forza Italia e apre al Ppe italiano

Pubblicazione:domenica 29 settembre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 29 settembre 2013, 11.37

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Quali sono le conseguenze, per l' Italia e per l' Europa,della grande vittoria dei democratici cristiani e della Merkel in Germania? 

La vocazione europeista della Dc tedesca ha dovuto fare i conti, negli ultimi anni, con  la profonda diffidenza antieuropea della pubblica opinione. La Merkel si è mossa con grande prudenza per evitare che questa diffidenza le facesse perdere voti e permettesse la formazione di una forza antieuropeista nel parlamento federale. Adesso gli antieuropeisti sono rimasti fuori del parlamento, anche se di un soffio. Fuori del parlamento sono rimasti anche gli alleati liberali, che pure hanno cercato di cavalcare le tendenze antieuropee. Di conseguenza l' unica forma di governo possibile è una grande coalizione europeista con i socialisti. È possibile intravedere alcuni aspetti del programma della grande coalizione: l'Europa deve fare un passo avanti verso la Unione Politica, bisogna riprendere il programma di Lisbona 2000 che voleva fare dell'Europa la economia della conoscenza più grande del mondo, i paesi più indisciplinati devono essere richiamati alla necessità di fare riforme nel senso della economia sociale di mercato, in cambio bisogna dare loro un aiuto che renda praticabile il cammino delle riforme. 

Quali riflessi può avere tutto questo per l'Italia?

Il primo effetto è intuitivo: la grande coalizione in Germania aiuta a meglio capire la necessità di un governo Letta in Italia e in teoria lo rafforza. Non esiste una via di destra ed una via di sinistra per uscire dalla crisi. C'è una unica via europea per la crescita e lo sviluppo. Il problema dell' Italia è attrezzarsi al meglio per camminare insieme su quella via. 

Il secondo effetto è che adesso davvero si volta pagina. Dopo il tempo della austerità viene il tempo della crescita e dello sviluppo. Il tempo della crescita ha però caratteri diversi da quelli che molti in Italia si aspettano. Nel tempo della crescita non torna la libertà di fare debiti e di aumentare la spesa. Se i vincoli si allentano è solo per la spesa per investimenti (materiali ed immateriali) e, più genericamente, per riforme che accrescono la nostra competitività di sistema. 

Il terzo effetto è che bisogna mettere al centro della politica italiana il tema del deficit di competitività e del deficit di produttività di sistema: investimenti in ricerca e sviluppo, diminuzione degli oneri burocratici, ridefinizione del perimetro dello stato, semplificazioni e liberalizzazioni, diminuzione delle tasse ma solo come effetto di una diminuzione della spesa pubblica e di un miglioramento della lotta alla evasione fiscale.


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