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Esteri

DIARIO BURUNDI/ Qui a Ngozi si festeggia quando il bimbo ha raggiunto 1 kg

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Tutti i giorni, mattina e pomeriggio, passo dalla neonatologia: ci sono circa 20 culle, di cui 2 termiche e 2 incubatrici. Qui arrivano tutti: prematuri partoriti a casa o in dispensari, asfittici, bambini con malformazioni; è tutto pieno, i gemelli occupano un solo lettino, abbiamo avuto anche una tripletta, erano sopra i 1.800 gr, quindi sono andati in stanza con la mamma. Quando raggiungono 1.200 - 1.300 gr, se stanno benino, si mandano a casa, stile canguro (al caldo sul seno della mamma). Fortunatamente quasi tutte le mamme hanno il latte. Per essere un ospedale universitario (o quasi) potrebbe funzionare un po’ meglio! Per ora osservo, cerco di capire, di conoscere infermieri/e e medici e di farmi degli amici; faccio quello che posso, compreso scherzare con le mamme, o festeggiare quando il neonato ha raggiunto 1 kg.

Venerdì sono stata in sala operatoria tutta la mattina per un neonato con atresia anale, forse aveva anche le vie urinarie non pervie. Aveva solo una lastra dell’addome; Vania ha cercato di fare un’ecografia (qui nessuno le sa fare) per capire se c’erano i reni. Poi il dottor Claude ha fatto un intervento di colostomia; verso la fine dell’operazione la ferrista è stata male (o forse voleva andare a casa) quindi mi sono lavata e ho aiutato a terminare. Prima, d’accordo con la mamma, suor Theresa, una burundese, assistente sociale che segue i poveri dell’ospedale, ha battezzato il piccolo. “Che nome gli hai dato?”, le ho chiesto. Risposta: “Ireneo” (come dire: che domande fai? Oggi è sant’Ireneo!). La notte successiva Ireneo è andato in paradiso a raggiungere l’Ireneo più noto a noi, ma non agli occhi di Dio. Non è facile abituarsi a queste morti, a questa impotenza. Tieni stretta la manina piccola e offri a Dio che sa come conduce la storia. Mi hanno comunque colpito  il medico, l’anestesista, le infermiere, per il tocco di umanità, che è più evidente di fronte all’estremo dramma che alla normalità (se qui si può parlare di normalità).