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SIRIA/ Pizzaballa: la preghiera di Francesco è la prima "arma" della pace

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

E’ entrambe le cose insieme. Dipende poi da che cosa si intende per pace. Se si intendono le relazioni armoniche con tutti, è un obiettivo ancora molto lontano. A essere già una realtà sono invece le persone che pur essendo di fedi diverse vivono insieme e sperimentano l’amicizia.

 

La religione da causa di odio settario può trasformarsi in motivo di unità e di pace?

L’uso della religione nella guerra siriana è strumentale. Non si tratta soltanto di un conflitto confessionale, ma di uno scontro per il potere. Quando si usano le diverse fedi per questo scopo, a essere in questione non è più la religione in quanto tale ma è semplicemente il potere che monopolizza o manipola le fedi. Le religioni devono diventare da pretesto per il conflitto a luogo di incontro. Si è conclusa ieri ad Amman una conferenza tra tutti i capi religiosi cristiani e musulmani, che si è svolta sotto la guida della Corte hashemita di Re Abdallah II. Scopo del convegno è stato discutere che cosa possono fare le Chiese arabe e le comunità religiose in Medio Oriente per cambiare una certa percezione distorta delle fedi.

 

Nel momento in cui Assad sta vincendo la guerra, la possibilità della pace non rischia di allontanarsi all’orizzonte?

Più che possibile, la pace è necessaria e doverosa, bisogna quindi lavorare perché si possa costruire. La guerra in Siria non potrà durare in eterno, prima o poi deve finire. Non sappiamo né dove né quando, è per questo che dobbiamo pregare, smuovere le coscienze, fare prendere coscienza alla comunità internazionale di questo problema.

 

(Pietro Vernizzi)

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