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SIRIA/ L'esperto del Vaticano: Francesco sa molto di più di Obama e Putin...

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Vladimir Putin e Barack Obama al G20 di Mosca (Infophoto)  Vladimir Putin e Barack Obama al G20 di Mosca (Infophoto)

Il Papa richiama alla necessità di rispettare le regole internazionali, per evitare di intervenire producendo conseguenze dannose per il Paese siriano, attraverso un’occupazione dall’esterno o il prevalere di interessi di altri Stati. Il Santo Padre inoltre percepisce l’importanza del fatto che su 23 milioni di siriani, il 10% non è musulmano. Pone quindi l’accento sulla questione delle comunità cristiane o di altre minoranze religiose presenti nell’area.

 

Qual è la vera natura dello scenario che si è creato in Siria?

Dal marzo 2011, quando è iniziata la rivolta contro Assad, non pensavamo che si arrivasse a un conflitto nel corso del quale sono stati utilizzati tutti i mezzi vietati dalle regole internazionali. Di recente ci si è concentrati sull’indagine per scoprire se siano o meno stati utilizzati dei gas, ma nessuno si è interrogato su quali tipi di armi siano state utilizzate da ambedue le parti durante l’ultimo anno e mezzo.

 

A che cosa si riferisce esattamente?

Mi riferisco alla questione delle bombe cluster, proibite dalla convenzione di Oslo del 2011, e che sono state utilizzate nella prima fase del conflitto. Se i dati forniti dai tecnici sono esatti, ciò significa che c’è stata una violazione completa delle regole utilizzate o applicabili ai conflitti. Il limite dell’armamento chimico è essenziale, perché il rischio di genocidio può essere effettivo, ma non dimentichiamo che esistono anche altri tipi di armi non convenzionali come appunto le cluster bomb.

 

Nel momento in cui Assad sta prevalendo militarmente sui ribelli, sono davvero possibili dei colloqui di pace come auspicato dal Papa?

L’unica soluzione consiste nel mettere le parti attorno a un tavolo. Se l’aspetto militare prevale sulla riflessione o sul cosiddetto negoziato politico, è facile prevedere quali possono essere le conseguenze. Qualunque delle parti vinca militarmente il conflitto non risolverà la situazione, in quanto il Paese resterà destabilizzato e ingovernabile. Il processo di peace building passa necessariamente dalla fase negoziale, lo scontro armato sul terreno non risolve nulla anche se una delle due parti prevale.

 

(Pietro Vernizzi)



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