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Esteri

SIRIA/ Rana Najib: noi cristiani pregheremo coi musulmani nel campo di Marj el Kok

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Sono responsabile dell’organizzazione delle attività educative per i bambini, oltre che di iniziative finalizzate alla loro protezione. Avsi si rivolge in particolare ai minori che non possono andare a scuola perché non hanno i soldi per pagare i mezzi di trasporto. Con Avsi ci preoccupiamo di mettere loro a disposizione i minibus per portarli a scuola. Teniamo inoltre delle lezioni e delle attività ricreative nei campi profughi, come giochi, danze e canti. Per un bambino che vive in una situazione così difficile, è importante anche trascorrere qualche momento sereno e di svago. Insegniamo inoltre loro inglese e francese, in quanto le lezioni in tutte le scuole libanesi si tengono in queste due lingue oltre che in arabo, e quindi molti bambini siriani non sono in grado di parteciparvi. Questi minori hanno inoltre bisogno di un sostegno psicologico e sociale, perché si trovano in un contesto molto difficile.

 

Per quale motivo lei è fuggita dalla Siria al Libano?

Non sono realmente fuggita dalla Siria. Dopo avere lasciato il lavoro nella mia città, Damasco, ho trovato una nuova occupazione qui in Libano. La mia quindi non è stata una vera fuga: una mattina sono salita da sola sulla mia macchina e ho guidato fino a Beirut lungo l’autostrada. Non ho avuto nessuna difficoltà ad arrivare in Libano. Ovviamente ho dovuto attraversare alcuni checkpoint dell’Esercito regolare siriano, ma mi è bastato mostrare la mia carta d’identità. Ogni due o tre weekend torno a Damasco per andare a trovare i miei genitori, in quanto l’autostrada da Beirut è ancora molto sicura. La situazione è però molto diversa in altre parti della Siria, per esempio chi vive ad Aleppo deve affrontare ogni giorno delle enormi difficoltà.

 

(Pietro Vernizzi)

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