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Esteri

CONGO/ Padre Gheddo: vi spiego perché bloccano le adozioni

Un ribelle ucciso in CongoUn ribelle ucciso in Congo

Questa è una delle tante rivolte della storia del Congo, che sono quasi sempre a carattere localistico. Uno Stato con 75 milioni di abitanti e con una superficie pari a sette volte l’Italia, è agitato dalle rivendicazioni locali di singole regioni che vorrebbero un maggiore peso all’interno del governo. Si tratta quindi soltanto di uno scontro per spartirsi il potere politico ed economico.

 

Quali sono le cause all’origine di questo scontro?

I Paesi africani come il Congo hanno chiesto l’indipendenza in una fase storica in cui non erano affatto preparati per formare un governo nazionale che sostituisse il colonialismo. Negli ultimi 20 anni l’Europa, stretta dalla crisi economica, ha abbandonato l’Africa. Le stesse compagnie private europee hanno preferito trasferirsi in Cina, nei Paesi arabi e, dopo la caduta del Muro di Berlino, nell’Est europeo. Oggi quindi l’Africa è sempre più colonizzata dai cinesi.

 

Intende dire che la storia del Congo continua a influire negativamente anche sul presente?

Sì. Quella del Congo in particolare è stata un’indipendenza travagliata, e dal 1960 di fatto la nazione si è trovata in una guerra senza soluzione di continuità. Venti giorni dopo la proclamazione dell’autonomia era già scoppiato il conflitto civile. Il premier Lumumba scelse di rimandare a casa tutti gli stranieri, che tenevano in piedi il Paese lavorando in settori chiave come le comunicazioni, la scuola, la sanità, l’industria e il commercio. Basti pensare che nel 1960 in Congo c’erano soltanto 14 laureati. Se queste erano le premesse, mi domando come ci si potesse illudere di governare un Paese grande sette volte l’Italia. Tanto è vero che tutto precipitò immediatamente nel caos, con una situazione che continua ancora oggi.

 

(Pietro Vernizzi)

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