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CASO MARO'/ L'esperto: l'India non può condannare a morte i due soldati italiani

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)

Per le stesse ragioni che le dicevo prima, altrimenti non saremmo davanti a un giudice indipendente dai poteri dello Stato e questo è inammissibile per qualunque giudice. Però può succedere un'altra cosa.

 

Quale?

Ricordiamoci che nel caso in questione la polizia giudiziaria indiana sta svolgendo il compito che da noi svolge la procura. Allora dovranno andare davanti al giudice monocratico (giudice unico che svolge la funzione giurisdizionale, ndr) con la loro richiesta, e il giudice potrà modificare l'ipotesi di reato. Dire cioè: in questo caso non si procede per terrorismo e quindi non si arriverà mai alla pena di morte, ma si procederà con un altro titolo. E credo proprio che succederà così perché, come detto, non siamo davanti ad alcun reato di terrorismo.

 

In caso estremo di condanna a morte, che cosa si potrà fare dal punto di vista dell'ordinamento internazionale e nazionale per evitare la pena?

Intanto nell'ordinamento italiano ci sarà certamente la possibilità di ottenere la grazia. 

 

E la comunità internazionale? Sappiamo bene che ad esempio tante richieste di grazia agli Stati Uniti in caso di condanne a morte sono state bellamente ignorate dagli Stati Uniti. 

Ovviamente ci si muoverà a livello internazionale, ma l'esempio che lei ha fatto degli Stati Uniti calza a pennello. Il caso dei marò è molto diverso, e gli Stati Uniti in caso di condanne a cittadini di altri Stati hanno dovuto accettare le richieste della comunità internazionale. Pensiamo al caso di alcuni cittadini tedeschi e messicani incarcerati senza che il governo americano avesse avvisato i governi dei singoli Stati, qualcosa che è totalmente contrario al diritto internazionale. I singoli governi sono andati davanti alla Corte internazionale di giustizia e hanno ottenuto ciò che chiedevano. Noi invece non abbiamo la possibilità di portare l'India davanti ad alcun tribunale.

 

Perché?

Non ci sono gli estremi, e poi non lo abbiamo fatto quando lo potevamo fare, cioè nel caso del nostro ambasciatore a cui era stato impedito di uscire dal suo palazzo, qualcosa che viola ogni diritto diplomatico internazionale. Se fossimo andati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite la comunità internazionale si sarebbe mossa.

 

In conclusione le sue previsioni?

Io penso che i nostri due soldati non rischino la pena di morte. Credo veramente che nessun giudice davanti al quale i poliziotti dovranno andare la otterrà. Inoltre bisogna tener conto che sicuramente l'ordinamento indiano prevede un secondo grado di processo. Tutte le convenzioni internazionali applicabili anche all'India prevedono nel penale due gradi di giudizio.

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