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Esteri

CASO MARO'/ L'esperto: l'India non può condannare a morte i due soldati italiani

L'India può davvero condannare a morte i nostri due soldati detenuti in India? Secondo CARLO CURTI GIALDINO, no: in questa intervista ci spiega perché

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)

Venti inquietanti spirano dall'India in queste ultime ore. Si parla infatti di richiesta di pena di morte in caso di condanna per i due marò, agli arresti dal febbraio di due anni fa, in una contesa kafkiana che vede l'Italia impotente a giungere ad alcuna possibilità di liberazione, adesso anche di salvare loro la vita. Si attende nel giro di un paio di giorni, tre al massimo, la decisione del governo indiano sulla pena di morte, richiesta da parte della Nia, la polizia investigativa indiana, basandosi sul Sua Act, una legge anti terrorismo che prevede appunto la pena di morte. Ilsussidiario.net ha chiesto a Carlo Culti Gialdino, docente di diritto internazionale nell'Università di Roma La Sapienza, che cosa può realmente accadere. "Sappiamo ancora poco di quello che effettivamente sta succedendo in questi ultimi sviluppi del caso. Ma certamente non è possibile applicare la legge sul terrorismo sul caso dei due marò, nessun giudice indiano potrebbe arrivare a tanto".

Professore, che ne pensa della richiesta di condanna a morte per i nostri due soldati?

La dichiarazione di atti terroristici a carico dei nostri due soldati è qualcosa che si era sempre saputo, non è una novità.

Come giudica il fatto che in India il ministero degli Esteri abbia detto che non ci sono gli estremi per la pena di morte, e quello degli Interni invece abbia detto il contrario?

Questo succede perché ovviamente nessun ministero, compreso quello degli Esteri, potrà mai dare assicurazioni su questo o altro, dato che la faccenda è al vaglio della magistratura, e se accadesse qualcosa del genere significherebbe che la magistratura indiana non è indipendente.

Ma secondo lei, dal punto di vista del diritto e della legge, ci sono gli estremi per parlare di pena di morte?

Direi proprio di no, ed è questa la cosa da capire: perché riconducono il caso a un atto di terrorismo dato che non ha nessuna congiuntura con atti di terrorismo?

Già: perché?

L'applicazione della legge in questione non significa che qualunque delitto capiti in acque internazionali sia riconducibile al terrorismo. Questo di cui discutiamo non è un caso di terrorismo, anzi era una missione di interesse internazionale, quindi non è terrorismo. Quello a cui si può arrivare come massimo di colpa è un eccesso colposo di reazione da parte dei due marò. 

Però c'è molta confusione, sembra di capire.

In queste ore si legge un po' di tutto, e non mi riferisco alla stampa italiana, che si limita a riportare lanci di agenzie, ma a quella indiana, che è ovviamente molto più informata di noi. Ho letto ad esempio che potrebbe esserci una richiesta di incriminazione ai sensi della legge sul terrorismo, salvo poi derubricarla perché ci fu ai tempi l'assicurazione del governo indiano al nostro governo che non si sarebbe mai proceduto con la pena di morte, ma questo un giudice non potrà mai farlo.

Perché?