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Esteri

ARIEL SHARON/ Perché quel "guerrafondaio" era così amato in Israele?

Ariel Sharon (1928-2014) (Immagine d'archivio)Ariel Sharon (1928-2014) (Immagine d'archivio)

Negli anni convulsi della guerra senza esclusione di colpi conclusasi nel 1948 con la proclamazione dello Stato d’Israele, l’ambiente “sabra” e “sefardita” in cui era nato e cresciuto Sharon aveva dato un notevole contributo di uomini e mezzi a forze paramilitari sotterranee come l’Haganah, embrione del futuro esercito israeliano, nonché a gruppi d’azione specializzati in quel genere di attività militare che quando viene fatta dal nemico si usa chiamare terrorismo. Sorto lo Stato d’Israele, per gente come Sharon ci fu ovviamente più spazio nelle forze armate e nei servizi segreti che nella politica. Entrato nell’Haganah quando aveva quindici anni, capitano a ventun anni, ufficiale dei servizi segreti a ventitré anni, generale a ventotto anni, Ariel Sharon sapeva fare bene solo la guerra e non ha mai smesso di farla. Nel 1973 lascia le forze armate definitivamente dopo aver preso parte a tutte le guerre combattute da Israele, ed entra in politica. 

Nel 1977 diventa ministro dell’Agricoltura nel primo governo Begin, e in tale veste... semina colonie ebraiche in Cisgiordania e a Gaza. Ed è ministro della Difesa quando nel 1982 Israele invade il Sud Libano praticamente per sua iniziativa. Sulla scorta di quanto accade da quel momento in poi si può dire che, se per Von Clausewitz “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, per Sharon vale il contrario, ossia è la politica a essere la continuazione della guerra con altri mezzi. Quello che forse non si è capito mai abbastanza in Occidente è che proprio per questo in Israele Sharon era molto popolare nel senso letterale del termine. Si poteva non esserne lieti, ma non era realistico il cercare di non tenerne conto.

Sia per il suo coraggio e le sue capacità militari, sia per la sua idea che con i palestinesi e con gli arabi in genere ci si debba confrontare solo da posizioni di forza, all’insegna del “boia chi molla”, Sharon piaceva moltissimo al grosso di quel popolo minuto di cui si è detto (basti pensare che tra l’altro aveva scelto di abitare nientemeno che nel quartiere musulmano nel centro storico di Gerusalemme, nella città murata non lontano dalla Via Dolorosa, in un edificio sul tetto del quale aveva fatto installare una grande riproduzione della “menorah”, il candeliere a sette braccia simbolo dell’ebraismo).

Perciò era politicamente sopravvissuto a ogni tempesta, compresa la più grave, quella che l’aveva visto costretto alle dimissioni da ministro della Difesa dopo che nel 1982, in quella parte sud di Beirut che era allora sotto occupazione militare israeliana, un reparto (mai identificato forse perché costituito ad hoc e subito dopo sciolto) di miliziani falangisti maroniti aveva compiuto una strage nel campo profughi di Sabra-Shatila. Un atto orrendo, di cui tra l’altro, essendo giunto sul luogo all’indomani del massacro come inviato del settimanale Il Sabato, conservo personalmente una memoria indimenticabile.  


COMMENTI
12/01/2014 - Perche' snobbare un pentimento? (Sierra Jonathan)

Perché Ronza, dopo un lungo e dettagliato excursus sulle qualità' "guerrafondaie" di Sharon, liquida in mezza riga, quasi sottaciuta, il grande atto redentorio di Sharon, cioè il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza avvenuto nel 2005? (non 2004) Il "guerrafondaio" Sharon finì infatti la propria carriera con quel coraggioso atto, che lo rese inviso proprio a quella parte più' nazionalista israeliana, della quale -secondo Ronza- Sharon sarebbe il simbolo. Perché questo atto di revisione delle idee viene così' snobbato da Ronza? Forse perché' il risultato di quel ritiro unilaterale non e' in linea con il ritornello che sostiene che sono gli insediamenti il principale ostacolo alle trattative di pace… Infatti la restituzione totale del territorio di Gaza non porto' ad una fiducia o calma, bensì' all'incessante tiro di razzi e missili verso la parte sud di Israele. O forse perché' riconoscere che Sharon -personaggio certamente problematico- abbia saputo cambiare rotta, rovina a Robi l'opportunità' di prendersela con "buona parte del popolo israeliano" (ma quanto davvero lo conosce direttamente Ronza questo popolo israeliano?) Peccato… pensavamo che le storie che finiscono con coraggiosi atti di revisione delle proprie posizioni -quasi un pentimento- a Robi piacessero... Ma si vede che per Ronza e' meglio snobbare questi pentimenti, se non son funzionali alle sue idee (anche queste unilaterali, come quel ritiro, ma di una unilateralità' che non avvicina certo la pace).

 
12/01/2014 - Due parole (luciano dario lupano)

Perché nonostante l'ipocrisia internazionale, in cui il nostro pavido Paese brilla ai primi posti, amava Israele, che non si dovrebbe confondere con l'Ebraismo, e si comportava adeguatamente, e qui si potrebbe discutere pacatamente all'infinito, perché accerchiato non solo da centinaia di milioni di individui che pur pregando forsennatamente sarebbero felici dell'annientamento dell'unica vera Democrazia medio orientale!