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ARIEL SHARON/ Perché quel "guerrafondaio" era così amato in Israele?

Pubblicazione:domenica 12 gennaio 2014

Ariel Sharon (1928-2014) (Immagine d'archivio) Ariel Sharon (1928-2014) (Immagine d'archivio)

Un atto però che, pur senza affatto giustificarlo, va inquadrato in una situazione nella quale, giungendo a Beirut da sud si attraversavano allora poco prima le rovine di Damour, una cittadina di circa 20mila abitanti a larga maggioranza maronita che nei giorni dell’Epifania del 1976 era stata assaltata da una milizia palestinese che l’aveva rasa al suolo espellendone gli abitanti e massacrandone oltre 500.

Sharon aveva preteso che il massacro – con cui si era evidentemente voluto vendicare Damour – fosse stato fatto a sua insaputa e senza che i reparti israeliani stanziati in prossimità del campo profughi avessero avuto tempo e modo di intervenire. In realtà il campo profughi di Sabra-Shatila si estendeva nelle aree intercluse e anche su parte delle massicciate di un grande svincolo autostradale allora fuori uso, che gli israeliani sorvegliavano dall’alto, da presidi posti sui cavalcavia e altri punti eminenti. Non era dunque possibile che non si fossero accorti per tempo del massacro, e nemmeno che i massacratori fossero entrati nel campo senza il loro consenso.

Benché costretto perciò alle dimissioni da ministro della Difesa, Sharon era rimasto nel governo come ministro senza portafoglio risalendo quindi tutta la china fino a divenire nel 1999 capo del Likud in quell’anno andato all’opposizione dopo la sconfitta di Benyamin Netanyahu. Nella veste di capo dell’opposizione, il 28 settembre 2000 era andato a fare una… passeggiata sulla spianata delle Moschee di Gerusalemme, luogo santo musulmano, da sempre affidata al controllo della polizia palestinese: un gesto di sfida che provocò per contraccolpo la Seconda Intifada, ossia la seconda rivolta generale palestinese.

Ciononostante, anzi grazie a questo, vinse le elezioni nel 2001 sulla base di un programma critico verso gli accordi di pace di Oslo. Rieletto nel 2003, avviò la costruzione del muro che oggi separa Israele dalla Cisgiordania, ma anche nel 2004 il ritiro unilaterale del presidio militare israeliano e delle 25 colonie ebraiche (“insediamenti”) situati nella Striscia di Gaza e dei loro 8mila abitanti. Nel 2005 uscì dal Likud e fondò il nuovo partito Kadima, centrista e liberale, cui aderì anche lo storico leader laburista e Premio Nobel per la pace Shimon Peres. Il 4 gennaio 2006 fu però colpito da un ictus che lo precipitò in un coma da cui non era più uscito.

Con lui è morto un uomo ma non un problema socio-politico, quello del nazionalismo intransigente di buona parte del popolo israeliano, una realtà che dagli anni 90 in poi è statae ulteriormente rafforzata dai nuovi immigrati ebrei russi e dell’Est europeo in genere. Un problema senza affrontare il quale nessuna pace è possibile nel Vicino Oriente.



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COMMENTI
12/01/2014 - Perche' snobbare un pentimento? (Sierra Jonathan)

Perché Ronza, dopo un lungo e dettagliato excursus sulle qualità' "guerrafondaie" di Sharon, liquida in mezza riga, quasi sottaciuta, il grande atto redentorio di Sharon, cioè il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza avvenuto nel 2005? (non 2004) Il "guerrafondaio" Sharon finì infatti la propria carriera con quel coraggioso atto, che lo rese inviso proprio a quella parte più' nazionalista israeliana, della quale -secondo Ronza- Sharon sarebbe il simbolo. Perché questo atto di revisione delle idee viene così' snobbato da Ronza? Forse perché' il risultato di quel ritiro unilaterale non e' in linea con il ritornello che sostiene che sono gli insediamenti il principale ostacolo alle trattative di pace… Infatti la restituzione totale del territorio di Gaza non porto' ad una fiducia o calma, bensì' all'incessante tiro di razzi e missili verso la parte sud di Israele. O forse perché' riconoscere che Sharon -personaggio certamente problematico- abbia saputo cambiare rotta, rovina a Robi l'opportunità' di prendersela con "buona parte del popolo israeliano" (ma quanto davvero lo conosce direttamente Ronza questo popolo israeliano?) Peccato… pensavamo che le storie che finiscono con coraggiosi atti di revisione delle proprie posizioni -quasi un pentimento- a Robi piacessero... Ma si vede che per Ronza e' meglio snobbare questi pentimenti, se non son funzionali alle sue idee (anche queste unilaterali, come quel ritiro, ma di una unilateralità' che non avvicina certo la pace).

 
12/01/2014 - Due parole (luciano dario lupano)

Perché nonostante l'ipocrisia internazionale, in cui il nostro pavido Paese brilla ai primi posti, amava Israele, che non si dovrebbe confondere con l'Ebraismo, e si comportava adeguatamente, e qui si potrebbe discutere pacatamente all'infinito, perché accerchiato non solo da centinaia di milioni di individui che pur pregando forsennatamente sarebbero felici dell'annientamento dell'unica vera Democrazia medio orientale!