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NEW YORK ENCOUNTER 2014/ Quella persona che non si dimette mai da se stessa

Pubblicazione:sabato 18 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 18 gennaio 2014, 16.46

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di Antonio Quaglio, caporedattore de Il Sole 24Ore, partecipa in questi giorni al New york Encounter 2014 

 

Non pensa alle dimissioni da se stesso "l'uomo che pretende di essere": quello che risuona nel quarto Coro della Rocca di Eliot, ultimo passaggio del "reading" d'apertura del New York Encounter 2014. Dopo l'attore britannico Tony Hendra, i fari del Manhattan Center (pieno) illuminano monsignor Lorenzo Albacete: va subito al punto del tradizionale festival invernale promosso nella Grande Mela da Crossroads e Cl. "In un tempo di grande instabilità e incertezza" è sempre fortissima la tentazione di fuggire, di cercare protezioni comode: di dimettersi dalle proprie responsabilità di persone, di rinunciare a essere "qualcuno", accettando di rimanere soltanto "qualcosa". Ma anche "stay and fight", restare nella propria trincea e combattere –  "anche per fini buoni e leciti, anche in nome di Cristo" –può' rivelarsi limitato, non pieno.
"Quando la morsa di una società' ostile preme attorno a noi – Albacete cita direttamente don Giussani e la scelta-guida dell'Encounter 2014 è il tempo della persona". E la persona che continua a pretendere molto, tutto, è quella che non scappa ne. Sta ferma, ma si muove "in direzione del punto d'origine di tutte le culture personali: quella relazione con l'Altro": che sola può misurare la libertà della persona, dando le pienezza anzitutto trasformando un "io" in un "noi", in un "popolo". Senza mai dimettersi nè mai pensarci, come i due "discussant" invitati da Albacete per lo start dell'Encounter: il gesuita egiziano Khalil Samir, una vita passata a studiare, insegnare e pregare fianco a fianco con gli imam islamici, fra mille episodi di misteriosa bellezza e speranza anche nel corso di una svolta apparentemente radicale. È poi Frank, "doorman" caraibico a New York, che nel centro antidroga in cui è' stato curato, ha ritrovato anzitutto le radici di un amore materno che nell'educazione cristiana aveva fornito l'imprinting indelebile dell'amore caritatevole per tutte le persone: anzitutto per se stessi. Un amore cristiano da cui è impossibile dimettersi.



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