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CAOS THAILANDIA/ L'inviato: da questo conflitto dipende la ripresa economica mondiale

Pubblicazione:domenica 19 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 21 gennaio 2014, 17.05

Il premier tailandese, Yingluck Shinawatra (Infophoto) Il premier tailandese, Yingluck Shinawatra (Infophoto)

“Dal conflitto in corso in Thailandia dipende il futuro dell’economia nell’intera Asia e quindi in tutto il pianeta. La stampa occidentale non ha compreso che il governo di Yingluck Shinawatra rappresenta la democrazia e il capitalismo ed è sostenuto dalla maggioranza della popolazione, mentre i manifestanti stanno cercando di attuare un colpo di Stato anti-democratico”. Lo afferma Francesco Sisci, giornalista, consulente per l'ufficio del premier della Thailandia, a proposito dello scontro di potere in atto. Forse per la prima volta nella storia, i manifestanti sono scesi in piazza non per chiedere nuove elezioni, bensì per domandare un loro rinvio. Le consultazioni sono previste per il 2 febbraio e con ogni probabilità Yingluck Shinawatra vincerà, ma i dimostranti chiedono che il premier sia sostituito da un “Consiglio del Popolo” non elettivo. Il fratello del premier, Thasin Shinawatra, è stato una figura politica molto influente in Thailandia e attualmente si trova in esilio dopo essere stato spodestato dai militari, ma il suo partito è riuscito comunque a vincere le ultime elezioni.

 

Qual è il vero significato dello scontro in atto in Thailandia?

A confrontarsi sono due schieramenti molto diversi tra loro. Da un lato ci sono la vecchia borghesia e l’aristocrazia alleate con l’apparato burocratico, dall’altra un nuovo ceto medio e una nuova classe imprenditrice. La sfida sociale ed economica si è quindi trasformata in uno scontro politico. La classe media emergente rappresenta la maggioranza della popolazione tailandese. Se si va quindi alle elezioni usando lo strumento della democrazia, quest’ultima uscirà vincitrice. Nello scontro politico quindi la vecchia aristocrazia e la vecchia borghesia, per difendere i loro interessi, pensano di saltare il sistema democratico con il quale non possono vincere.

 

Lei vuole dire che i manifestanti sono anti-democratici?

Esattamente, anche se a essere in gioco non è soltanto la democrazia. Le nuove classi sanno che se si abolisce la democrazia, il benessere portato dalle riforme di Thaksin, fratello dell’attuale premier Yingluck Shinawatra, è a rischio. E’ una lotta per la sopravvivenza in una vera fase di trasformazione sociale ed economica del Paese. A rendere la questione tailandese estremamente importante è il fatto che Thaksin è riuscito a dare alla Thailandia nuova ricchezza, nuove prospettive di crescita e democrazia. Se questo viene sconfitto, sono compromesse anche le possibilità della crescita di un’economia liberale, di un modo di arrivare alla ricchezza attraverso il microcredito, cioè dell’elevazione sociale attraverso un uso oculato degli strumenti del capitale.

 

Ciò avrebbe effetti anche sui Paesi vicini?


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