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DIARIO UCRAINA/ In piazza con i manifestanti a -12 gradi

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Le proteste a Kiev  Le proteste a Kiev

Il nostro amico ci mostra in piazza Maidan la vita di persone comuni, ma eccezionali: arrivano da tutto il paese e si fanno sostituire da amici o parenti quando devono andarsene per tornare al lavoro, così da assicurare una presenza costante sulla piazza, vietano nella piazza il consumo di alcool per provare a costruire una convivenza civile (non si concedono nemmeno un goccio di vodka per riscaldarsi, mentre la temperatura scende a -12 gradi), organizzano corsi all’aperto per gli studenti che per manifestare non frequentano le lezioni in università, preparano da mangiare gli uni per gli altri... Tutto questo -ci spiega- non resiste da oltre 50 giorni soltanto in forza della volontà di avvicinamento all’Europa, ma perché, pur appartenendo a partiti diversi e avendo opinioni differenti, la gente è unita in Piazza Maidan nell’affermare il proprio desiderio di giustizia, verità e libertà. Di vita insomma.

 

A questo il governo sta rispondendo con la repressione e negli ultimi giorni la tensione ha raggiunto livelli altissimi, dopo l’entrata in vigore di alcune leggi di orientamento dittatoriale, approvate dai deputati del parlamento il 16 gennaio, in pochi minuti e per alzata di mano. Da ieri le manifestazioni pubbliche sono infatti considerate illegali e i manifestanti rischiano di essere arrestati della polizia, con la quale si stanno scontrando violentemente. Molte persone sono rimaste ferite e alcune sono morte. In poche ore è scoppiata una violenta guerriglia che potrebbe non cessare fino a quando il Presidente non deciderà di rivedere le recenti decisioni prese. La situazione è piuttosto complicata e non è questa la sede per esprimere un giudizio politico o fare ipotesi sugli scenari futuri. Possiamo però lasciare che nella nostra frenesia quotidiana si apra un piccolo spiraglio per guardare, per accorgerci che a pochi chilometri da casa nostra, ci sono Alesha e Liza, e con loro un popolo di migliaia di persone testimonia che non si può vivere senza affermare la verità.

 

Laura Ferrari



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