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DIARIO ARGENTINA/ La crisi che smaschera tutte le bugie della Kirchner

Pubblicazione:lunedì 27 gennaio 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

Ma questo è l’ennesimo esempio della politica negazionista e bugiarda fino all’inverosimile di questi anni, che ha usato non solo la reinterpretazione storica del decennio della dittatura degli anni Settanta, “martellata” all’inverosimile come una verità rivelata soprattutto nelle teste delle giovani generazioni, ma che si è sempre contraddistinta e purtroppo continua a farlo, nella negazione della realtà… tranne poi prendere decisioni che sono in completa antitesi con quanto affermato.

Incredibile? No, solo il tempo di farsi una dormita per risvegliarsi il giorno successivo alla riapparizione presidenziale con un altro annuncio, questa volta esternato dal Presidente di Gabinetto Capitanich e il Ministro di Economia Axel Kicillof. Solo due giorni fa Capitanich aveva affermato come in Argentina (ma forse pure lui si sbagliava di Paese) il cambio del dollaro fosse libero, ma alle 8.15 di venerdì 24 gennaio, lo stesso annunciava che le restrizioni in materia di acquisizione della moneta nordamericana si erano modificate, come pure la tassa per ogni operazione effettuata con carta di credito all’estero passava dal 34% al 20%. In pratica, se prima un argentino poteva ottenere, mediante richiesta, un massimo di 80 dollari al giorno in caso di viaggio al di fuori dei confini nazionali (e solo per quello, proibendo il cambio interno se non dietro autorizzazione specifica dell’Ufficio delle Entrate) ora, sempre dietro richiesta allo stesso Ente e pagando una commissione governativa del 20%, si potrà acquistare valuta fino a un limite compatibile con le proprie entrate.

Ma il lettore si chiederà il perché della necessità per la popolazione di acquistare dollari. Il problema è vecchio di 60 anni e risiede nelle disastrose scelte economiche operate dai vari Governi, che hanno sempre o quasi distrutto l’economia nazionale facendo indietreggiare il Paese e rendendo il peso una valuta estremamente debole e nemmeno presa in considerazione dai mercati internazionali. Le svalutazioni ricorrenti (pensiamo che dopo il disastro del 2001 il dollaro era valutato 4 pesos, oggi ben 13!) hanno fatto sì che, al fine di preservare il valore dei propri depositi, si debba forzatamente ricorrere al cambio per combattere il processo di inflazione. La forte richiesta di dollari ha da sempre alimentato un mercato parallelo (che ha solo cambiato di colore nella sua denominazione, passando dal “Negro” al “Blue”) con la sola eccezione dei periodi dove i Governi (utilizzando gli aiuti del Fmi) avevano promosso la parità cambiaria, ovviamente fittizia perché alimentata artificialmente e non frutto dell’andamento dell’economia.

Questa forzatura ha provocato un benessere generale artificiale, con i grandi capitali che contraevano prestiti in pesos, li cambiavano immediatamente in dollari, per poi, al momento del tracollo, ritrovarsi con debiti verso le banche assolutamente ridicoli. Ma anche la gente comune approfittava della “fiesta”, che finiva con un’iperinflazione e il ritorno alla realtà purtroppo.


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