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DIARIO ARGENTINA/ La crisi che smaschera tutte le bugie della Kirchner

Pubblicazione:lunedì 27 gennaio 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

Di certo l’Argentina è un Paese dove di noia non si muore.... parafrasando un famoso detto, che però si riferiva a Londra, si può certo affermare che chi è stanco dell’Argentina sia stanco di vivere.

Prendiamo ad esempio gli ultimi giorni: dopo un lungo periodo di assenza dovuta a un ematoma cerebrale (perlomeno questa è la versione ufficiale) il 23 gennaio si è fatta rivedere la Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, con uno dei suoi mega-discorsi ovviamente trasmessi a reti unificate. Indossando un vestito in stile Dior, replica di uno di Evita Peron di cui Cristina crede di essere la continuatrice dell’opera, a un argentino qualsiasi (con la ovvia esclusione dei militanti della Campora che affollavano la Casa Rosada assieme a tutto l’entourage Presidenziale) si sarebbero posti due quesiti. Il primo se star o meno sognando, il secondo se la Presidente avesse cambiato Paese e stesse parlando, che ne so, da Montevideo.

Perché nel suo chilometrico discorso, come al solito, non si è ascoltato nessun accenno alla catastrofica situazione che ogni abitante di questa nazione deve affrontare tutti i giorni: niente sull’inflazione galoppante, niente sulla disoccupazione, niente sulla situazione finanziaria, con un dollaro che ha raggiunto la stratosferica quotazione di 13 pesos (ovviamente al cambio non ufficiale, ma ormai sappiamo che quello governativo, come l’indice di inflazione che ormai ha superato il 30%, appartiene, come i discorsi, a un’altra nazione).

Insomma, il Governo nei suoi oltre 10 anni di potere, attraverso i suoi “sacrifici” ha costruito la succursale del Paradiso terrestre, sconfiggendo le politiche neoliberiste che si erano instaurate negli anni Novanta e i cui effetti si notano ancora oggi. Ed ecco la prima sorpresa kirchnerista: con i soldi dello Stato e non quelli dell’Anses (l’Inps locale, che è però impegnata a tappare i buchi delle entità statalizzate che totalizzano perdite ingenti)m come precisato dalla Kirchner, si dà il via al piano denominato “Ni-Ni”. Letteralmente “Ni trabajan-ni estudian”, dedicato a tutti quei giovani tra i 18 e i 24 anni che si trovano senza possibilità di studio né di lavoro, che riceveranno la cifra di 600 pesos mensili.

Sono circa 1.600.000: bellissima iniziativa, ma le domande che ci si pongono sono le seguenti. In primis, se solo poco prima la Kirchner aveva affermato che in Argentina la disoccupazione non esiste viene da chiedersi il perché di tale manovra. In seconda battuta, ci si chiede anche la ragione per la quale questo provvedimento si sia annunciato solo ora, dopo oltre 10 anni di controllo del potere, divenuto completo perché include pure quello della Giustizia. E poi perché enunciare le schifezze del neoliberalismo degli anni ‘90 quando tutti sanno che i Kirchner erano i più fedeli collaboratori di Carlos Saul Menem, il Presidente di allora, promotore di tutte le (ora) contestate decisioni di quegli anni?


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