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DIARIO ARGENTINA/ Quel silenzio che riporta crisi e dittatura

Pubblicazione:domenica 5 gennaio 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

La recente aggressione al giornalista di TN-Todo Noticias avvenuta a Rio de Janeiro da parte dell’entourage del titolare dell’Afip (l’Agenzia delle Entrate argentina) Ricardo Echegaray è solo l’ultimo dei gravi fatti successi in questi giorni che segnano il definitivo crepuscolo del kirchnerismo nel Paese sudamericano. Il regime di Cristina Fernandez de Kirchner ha gettato la maschera di una oligarchia che ormai non può più nascondere la quantità industriale di bugie che ne hanno costituito il potere.

Ma partiamo dall’ultimo fatto: l’Afip è l’ente che gestisce anche l’esportazione di dollari, permettendo di portare con sé cifre irrisorie a chi voglia recarsi all’estero, in pratica negando alla popolazione il diritto alla mobilità al di fuori dei confini nazionali. Oltretutto si è sviluppata una legislazione che danneggia pure il turismo “incoming”, con balzelli astronomici sull’uso delle carte di credito e tariffe per i servizi riservati ai turisti stranieri, altamente sfavorevoli. In pratica si è distrutta in un colpo solo una delle principali fonti di guadagno dell’Argentina, il turismo, fattore portante dell’economia.

Il Paese vive un momento storico assimilabile alla crisi che nel 2001 lo portò al default: le politiche governative hanno aumentato un’inflazione che ormai è arrivata a superare il 30%, seconda solo a quella del Venezuela; Buenos Aires è ormai una città piena di blocchi stradali organizzati da gente comune che protesta per la mancanza di energia elettrica e acqua in molti quartieri, fenomeno che dura da più di 15 giorni e che ha provocato situazioni ben oltre il limite della disperazione. E il potere politico che fa? Se ne frega totalmente, incolpando le società che gestiscono l’energia, dimenticandosi che le stesse (Edenor e Edesur) sono piene di dirigenti politici quando non addirittura di una partecipazione statale, e godono di generosi sussidi, che però non vengono spesi (come nel caso delle Ferrovie) per l’adeguamento e lo sviluppo energetico.

Cosa che provoca, in coincidenza di periodi di caldo torrido, un sostanziale aumento del consumo che manda in tilt i trasformatori e una rete di cablaggio ormai obsoleta: il sistema salta, provocando ingenti danni per l’interruzione della catena del freddo che costringono le famiglie e i negozi a gettare alimenti e altro nella spazzatura, malati di diabete a porre in rischio la propria vita per la perdita dei rifornimenti di insulina, ospedali bloccati per mancanza di generatori, anziani costretti a restare, causa blocco degli ascensori, in appartamenti trasformati in forni. E così i cittadini sono costretti a riprendere i cacerolazos percuotendo le pentole, come nel 2001, e bloccando il traffico: insomma, è il caos!

Ma ciò non preoccupa il responsabile dell’energia del Governo, che gioca tranquillamente a golf invece di mettere la faccia e tentare di risolvere il problema. Nemmeno Jorge Capitanich, il portavoce di Cristina, si muove con decisioni risolutive, anzi minaccia di ristatalizzare le imprese energetiche (come se in realtà nella pratica non lo fossero) non trovando di meglio che incolpare i cittadini per i consumi e trasformando la tragedia in termini positivi. A imitazione del Presidente venezuelano Maduro (che tempo fa sosteneva “se manca la carta igienica vuol dire che la popolazione non muore di fame”) definisce il fenomeno come una dimostrazione che tutti ormai hanno in casa un condizionatore d’aria. Ma ormai molti hanno capito che in dieci anni il Governo non ha saputo operare investimenti necessari usando il denaro pubblico per finanziare la sua immagine attraverso l’acquisto di mass media e l’implementazione di piani sociali che si rivelano delle elemosine operate in cambio del voto, che viepiù aggravano la situazione di intere generazioni senza futuro e di altre costrette a vivere nell’indigenza: secondo l’Università Cattolica Argentina, la povertà tocca ormai i dieci milioni di persone, un quarto quindi della popolazione, dato che costituisce uno dei pochi indici che si sono sviluppati in questi anni.


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