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MEDIO ORIENTE/ Da Oslo '93 agli ostaggi liberati, tra Israele e Palestina è ancora braccio di ferro

La liberazione di un prigioniero palestinese (Infophoto) La liberazione di un prigioniero palestinese (Infophoto)

E’ una vicenda oscura su cui difficilmente sapremo la verità. Non credo tuttavia ci sia lo zampino del Mossad come molti filopalestinesi si sono affrettati a denunciare. Non che il Mossad non sia capace di queste cose, ma non mi sembra possibile per il semplice fatto che l’ambasciatore palestinese a Praga non ha avuto ruoli di primo piano nei vent’anni in cui i palestinesi hanno usato il terrorismo, inteso come azione dimostrativa contro obiettivi israeliani in giro per il mondo. È a quell’epoca che risale la pratica israeliana di ritorsione come la famosa “lista di Golda”, che Golda Meir fece approvare dopo l’attentato alle olimpiadi di Monaco nel 1972. In quella lista c’erano i nomi dei palestinesi responsabili della strage che, uno a uno, vennero eliminati in circostanze mai del tutto chiarite. La stessa cosa il Mossad l’ha fatta con Hamas, con i ripetuti attentati contro il leader Khaled Meshaal a Damasco e con l’uccisione di alcuni capi dell’organizzazione. La stessa pratica usata contro il capo dell’ala militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh. In questo caso però penso che non c’entri nulla. Probabilmente è stata proprio una tragica fatalità. 

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