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MEDIO ORIENTE/ Da Oslo '93 agli ostaggi liberati, tra Israele e Palestina è ancora braccio di ferro

La liberazione di un gruppo di ostaggi palestinesi, la morte misteriosa di un ambasciatore dell'Anp a Praga. Qualcosa si muove nei rapporti tra Israele e Palestina. AMEDEO RICUCCI

La liberazione di un prigioniero palestinese (Infophoto) La liberazione di un prigioniero palestinese (Infophoto)

Lo scenario mediorientale perderà uno dei suoi maggiori, e purtroppo famigerati, protagonisti degli ultimi trent’anni”. Lo dice l'inviato Rai Amedeo Ricucci a proposito dell’ex primo ministro Ariel Sharon, che sta morendo in queste ore. Con Ricucci abbiamo fatto il punto sui fatti più recenti occorsi nell'area, dalla liberazione di un gruppo di detenuti palestinesi arrestati prima degli accordi di Oslo del 1993 (e definiti “eroi della causa palestinese” dal presidente dell’Anp, Abu Mazen) alla morte, avvenuta in circostanze ancora da chiarire, dell’ambasciatore palestinese a Praga, Jamal al Jamal. In un'intervista all'agenzia di stampa palestinese Maan, la figlia dell'ambasciatore, Rana al-Jamal, ha sostenuto che non si è trattato di un incidente ma di un crimine.

Ci sono novità sulle condizioni di Ariel Sharon?

È molto probabile che sia questione di poco. Lo scenario mediorientale perderà uno dei suoi maggiori, e purtroppo famigerati, protagonisti degli ultimi trent’anni. Non possiamo dimenticare che Sharon è l’uomo che lasciò compiere alla milizie falangiste il massacro di Sabra e Shatila, senza muovere un dito o probabilmente ordinandolo. Sharon è l’uomo dell’invasione del Libano nel 1982, che ha causato lo scoppio della seconda intifada con la sua spudorata passeggiata sulla spianata delle moschee il 29 settembre 2000. Sharon è l’uomo del ritiro dei coloni da Gaza, operazione più di facciata che reale perché i coloni che ritirava da Gaza li rimpiazzava con altre migliaia in Cisgiordania. È un personaggio quindi molto controverso. Non possiamo parlarne al passato, ma temo che ormai sia questione di giorni.

La recente liberazione dei detenuti palestinesi è di buon auspicio per l ripresa delle trattative di pace?

Non darei troppa importanza alla liberazione di questi ostaggi, l’ultima di un processo che si è aperto ad agosto e che è una concessione fatta dal governo israeliano per la ripartenza di eventuali negoziati di pace promessa al governo americano. I detenuti sono in tutto 104: i primi sono stati liberati ad agosto, altri a fine settembre e l’ultima tranche è stata completata nel giorni scorsi.

Perché non bisogna dare importanza alla liberazione di questi prigionieri?

Innanzitutto perché, come già capitato in passato, gli israeliani mettono una serie di clausole in queste liberazioni.

Di che tipo?

Impongono ad esempio la residenza obbligata in un posto, l’impossibilità di spostarsi dalla Cisgiordania a Gaza e viceversa. Ci sono cioè una serie di cavilli che vengono inseriti apposta per favorire il riarresto di questi militanti. È successo in altre occasioni e rischia di succedere anche adesso. Non a caso diverse organizzazioni che si occupano di diritti dell’uomo hanno denunciato questa situazione. 

In cambio di cosa sono stati rilasciati quei militanti?