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TUNISIA/ Morjane (ex ministro): così abbiamo messo in angolo gli islamisti di Ennahda

Pubblicazione:mercoledì 8 gennaio 2014

Il presidente Moncef Marzouki Il presidente Moncef Marzouki

Guardi, non credo che Ennahda abbia una posizione egemonica. Non so quale risultato otterrà alle prossime elezioni, ma sono certo del fatto che non riuscirà ad avere la maggioranza nel Paese. Oggi Ennahda è al governo grazie al sostegno di altri due partiti laici di centrosinistra. La mia previsione è che alle prossime elezioni politiche alla fine del 2014 nessun partito riuscirà ad avere la maggioranza da solo, e nessuno sarà dunque nelle condizioni di comandare da solo. I due principi su cui ritengo che si debba fondare la vita politica nel futuro del Paese sono del resto il rifiuto sia di posizioni egemoniche sia di ogni estremismo.

 

Se nessuno vincerà le elezioni, sarà impossibile formare un nuovo governo?

No, in quanto buona parte dei partiti politici tunisini oggi sono molto vicini tra loro dal punto di vista ideologico, e nel nostro Paese le posizioni “centriste” sono più forti che altrove. Sono certo quindi che anche dopo le elezioni riusciremo ad avere una maggioranza ed eviteremo i rischi di un vuoto politico.

 

Il New York Times ha documentato il jihadismo dei giovani tunisini che vanno a combattere in Siria. Da dove nasce questo fenomeno?

E’ un fenomeno che esiste ma che non va esagerato. Il rischio riguarda in particolare quanti ritornano in Tunisia dopo essere stati reclutati dai movimenti del terrorismo internazionale, e ciò sarà certamente uno dei principali problemi con cui il futuro governo dovrà avere a che fare, per evitare che queste persone si trasformino in una minaccia per il Paese.

 

Lei in passato ha avuto un ruolo importante all’interno dell’Onu. Quale soluzione ritiene che debba essere ricercata per la Siria?

Sappiamo tutti che in Siria la guerra non può essere la soluzione, come non lo è per nessuno dei problemi politici che un Paese si trova ad affrontare. Dobbiamo percorrere la strada del dialogo, e spero che il vertice di Ginevra 2 darà l’opportunità a tutti i partiti siriani e alle potenze straniere coinvolte nella conferenza di trovare un accordo basato sul consenso politico. Questa è una strada percorribile, e quando vedo tutti i disastri provocati dal conflitto siriano ritengo che fin dall’inizio si dovesse cercare una soluzione pacifica. Ciò è particolarmente vero se si pensa al ruolo strategico che la Siria gioca in Medio Oriente.

 

Alla luce di quanto sta avvenendo in Siria, ritiene che la Primavera araba sia stata un fallimento?

Dopo la Primavera araba non si può più tornare al passato. L’intero Medio Oriente sta cambiando, e spero che questa evoluzione assuma sempre più dei connotati pacifici. Sono convinto che se noi tunisini riusciremo a completare il nostro processo democratico, ciò sarà un esempio positivo per il resto della regione. Sia la Tunisia sia il Medio Oriente oggi si trovano in una situazione nuova, e ritengo che i Paesi arabi debbano smettere di considerarsi un’entità separata rispetto al resto del mondo.

 

(Pietro Vernizzi)



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