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ISIS/ L'esperto: per l'Italia la Libia è più pericolosa dei tagliagole jihadisti

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Chi si immagina che le guerre siano dei videogame che durano pochi giorni perché l’attenzione dei media vuole spostarsi da qualche altra parte farebbe meglio a comprarsi una playstation. Le campagne terminano quando sono stati conseguiti i risultati che ci si era prefissati o quando si verifica che è impossibile ottenerli.

 

Saranno sufficienti i raid aerei per sconfiggere l’Isis o sarà necessario un intervento di terra?

Non è al momento immaginabile un intervento di terra da parte di nazioni occidentali. Deve però essere chiaro che gli interventi via aria non saranno sufficienti.

 

C’è una terza via?

Occorre rimettere in piedi l’esercito irakeno nel modo più rapido possibile. Questa è l’unica speranza per l’Iraq. Mentre in Siria Bashar al-Assad non sarà comunque in grado di riempire il vuoto lasciato dall’eventuale ritirata dell’Isis provocata dai bombardamenti delle forze occidentali.

 

Come valuta la politica della Turchia nei confronti dell’Isis?

Tutti i Paesi del Medio Oriente e tutti i soggetti interessati non stanno dando una risposta univoca alla minaccia dell’Isis. L’agenda politica nei confronti dell’Isis è a tutt’oggi dominata da interessi nazionali.

 

L’Iran può essere un alleato dell’Occidente nella lotta contro Daish?

Conto veramente sul fatto che ciò possa avvenire. Spero che un giorno qualcuno riapra gli occhi e si renda conto del fatto che con l’Iran occorre parlare e ristabilire un dialogo chiaro. L’Iran fa la sua partita come tutti i Paesi del Golfo, ma avere un atteggiamento manicheo nei confronti di Tehran non può essere che dannoso.

 

Che cosa ne pensa della mozione del parlamento britannico a favore della creazione di uno Stato palestinese?

Dopo decenni di totale empasse, qualcuno deve cercare per forza di sparigliare per ottenere un risultato. E’ ormai giunto il momento di attuare una politica di “due popoli due Stati”, altrimenti non si va da nessuna parte né per Israele né tantomeno per i palestinesi. Una presa di posizione del Regno Unito in questa direzione cambierebbe moltissimo. Non ci sono però le condizioni affinché in modo unilaterale una nazione europea possa considerare la Palestina come uno Stato unitario, dal momento che gli stessi palestinesi al loro interno fino a questo momento non hanno trovato un’agenda comune.

 

(Pietro Vernizzi)

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