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DIARIO ARGENTINA/ La "verità" che il Paese aspetta da 40 anni

Pubblicazione:domenica 19 ottobre 2014

La giunta militare argentina (Immagine d'archivio) La giunta militare argentina (Immagine d'archivio)

Lo Stato si impossessò di ampi settori dell’economia, gestendola senza logiche di sviluppo e basando il reclutamento più in base alla tessera del partito che all’effettivo merito. In poche parole, l’instaurazione di un regime simile a quello italiano tanto amato da Peron nel suo lungo soggiorno nella penisola, dato che occupò negli anni ‘30 la carica di addetto militare presso l’Ambasciata argentina di Roma.

Il golpe militare che destituì Peron nel 1955 denominato “Revolucion Libertadora” costituisce secondo alcuni il più tragico errore della storia argentina, perché sebbene accolto entusiasticamente dalle forze politiche antiperoniste, di fatto avvenne in un periodo nel quale il regime iniziava a perdere colpi, non a causa della sua apertura nei confronti dell’ex Urss, bensì per una congiuntura economica mondiale che ebbe ripercussioni fortissime nel Paese privando lo Stato degli immensi fondi necessari al mantenimento del modello economico. Che avrebbe portato il peronismo in una crisi probabilmente senza ritorno: invece così in pratica si “congelò” l’immagine di un regime che aveva portato ricchezza, generando un pericolosissimo ricordo che venne strumentalizzato dall’ex dittatore nel suo esilio di Madrid.

Ma il personaggio che fece ritorno nel 1973 con un volo Alitalia nella sua Argentina non aveva nulla a che vedere con quello che era partito, anzi era esattamente l’opposto. Pur se l’organizzazione dei Montoneros, ancora schieramento politico, fu elemento determinante del suo ritorno e si credette l’unica in grado di ereditare il suo potere - dato che Peron l’aveva appoggiata finanziandola, nell’intero Continente latinoamericano, minacciato dall’influenza sovietica che aveva le sue basi a Cuba; stava infatti prendendo corpo un feroce piano repressivo denominato Condor, sviluppato dagli Stati Uniti e con l’appoggio di parte di alcuni settori della Chiesa. Ad aggiungersi venne anche la sinistra influenza che il maggiordomo di Peron (al cui fianco, una volta morta Evita, c’era Isabelita Martinez) ebbe inizialmente sulla moglie, circuita con rituali esoterici: il tristemente noto Lopez Rega, uomo di fiducia della Loggia P2, che di fatto la introdusse riuscendo a plagiare anche il Generale.

Chi sperava nel peronismo degli anni ‘40 venne deluso totalmente, al punto che in un famoso discorso avvenuto il 1 maggio del 1973, dopo la vittoria nelle elezioni e il suo ritorno al potere, Peron definì la sinistra del suo movimento “un gruppo di stupidi”, provocando il ritiro delle frange montonere dalla Plaza de Mayo e il passaggio di questa e altre fazioni alla lotta armata. Decisione, quella peronista, altamente “annunciata”, specie dopo quello che venne definito il “massacro di Ezeiza”, dove frange della destra iniziarono a sparare contro la massa di gente che era accorsa all’aeroporto di Buenos Aires per salutare il ritorno del Generale.

Fu l’inizio dello sfascio e di una vera e propria guerra civile acuitasi dopo la morte di Peron (avvenuta il 1 luglio del 1974) e la presidenza assunta dalla moglie Isabelita. In poco tempo l’Argentina venne dilaniata da questa guerra che provocò la morte di 1.088 innocenti, uccisi dai guerriglieri nel corso delle loro azioni. Vittime al di fuori degli assalti alle caserme e a alle istituzioni militari, quindi di vere azioni di guerra, che eleverebbero notevolmente il numero dei caduti.

La reazione fu ancora più feroce e portò, dietro anche un iniziale appoggio politico dei partiti, dapprima alla creazione di una sinistra organizzazione paramilitare fondata da Lopez Rega, divenuto nel frattempo l’uomo di potere, chiamata Aaa (Alianza anticomunista argentina), che diede inizio alla sparizione di persone, poi al golpe del 24 marzo del 1976 che portò al potere la dittatura militare più genocida del dopoguerra. Il numero di vittime della repressione fu di circa 8.960, come risulta dalle denunce di scomparsa di persone che spesso, come quelle del terrorismo, non avevano nessun contatto con il conflitto.


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