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Esteri

DIARIO ARGENTINA/ La "verità" che il Paese aspetta da 40 anni

La giunta militare argentina (Immagine d'archivio)La giunta militare argentina (Immagine d'archivio)

La cifra universalmente nota di 30.000 si deve, stando ad alcune versioni, a un calcolo che include denunce mai effettuate; stando ad altri è un numero creato a fini mediatici: secondo Amnesty International, furono 16.000. Quello che alla fine conta sono le vittime di un massacro dovuto alla pazzia umana di contendenti che, ambedue, pensavano di combattere in nome di Dio. Ma siamo sicuri che si combatterono? Eppure i morti da ambo le parti furono tantissimi. Emerge però che i capi del movimento Montoneros avessero una relazione con un Generale della marina appartenente alla triade che comandava il Paese, Massera, che li voleva al suo fianco per diventare Presidente dell’Argentina. Una diplomatica dell’Ambasciata di Parigi ebbe il coraggio di denunciare la cosa, ma sparì una volta rientrata a Buenos Aires e i suoi resti vennero trovati tre giorni dopo nel rio Lujan: si chiamava Elena Holmberg.

Ma in questa sporca guerra di potere le nefandezze non si esaurirono con il ritorno della democrazia nel 1983. In primo luogo, perché il potere militare che si era dovuto far da parte in seguito alla sconfitta nella guerra delle Malvinas mal sopportò il processo che lo coinvolse e la catena di ergastoli che seguirono furono mal digeriti e provocarono ammutinamenti e tentativi di golpe che, per fortuna, non ebbero successo. Ma dimostrarono il potere delle forze armate e riuscirono a imporre due decreti, quello di “obedencia debida” e “punto final”, emessi rispettivamente dai due primi presidenti della democrazia argentina, Alfonsin e Menem.

La seconda distonia, altrettanto grave, è da ricercare nella falsa ricostruzione storica “a futura memoria” che si è ulteriormente sviluppata sotto il kirchnerismo: quella dei buoni contro i cattivi, dove ovviamente i primi erano i gruppi politici armati. Falso, perché, come ripeto, proprio la guerra civile esplosa e già citata fece da detonatore all’accelerazione del golpe militare. Violenza contro violenza, senza limiti da ambo le parti: ecco cosa fu quel periodo. E com’è possibile che i militari siano stati giustamente giudicati mentre molti dei leader dei gruppi armati, responsabili non solo del migliaio di morti citati, ma anche dell’aver mandato molti militanti alla morte, soggiornassero tranquillamente all’estero (e lo fanno tuttora) oppure siano parte integrante del Governo attuale?

La terza distonia è rappresentata dallo “sfruttamento” politico di tutta la vicenda dei desaparecidos, che i Kirchner hanno operato profondamente, dividendo i movimenti sorti a difesa dei diritti umani ed elargendo finanziamenti faraonici (che in alcuni casi hanno generato scandali di corruzione abissali) solo a quelli che fanno da “cassa da risonanza” alla loro favola. Il tutto ha come fine di creare uno scudo in grado di coprire le malefatte governative, e questo è francamente squallido.

Per fortuna qualcosa si sta muovendo all’interno di una società, quella argentina, che ha da sempre avuto “perdite di memoria” velocissime. È un passo dovuto, perché le generazioni che non hanno vissuto quel periodo rischiano di svilupparsi nel concetto di violenza a fin di bene che di per sé è un orrore, ma anche perché l’intero Paese ha bisogno urgente di un cambio di mentalità profondo che implica anche una corretta visione storica su di una ferita mai rimarginata.

È in quest’ottica che prossimamente verranno pubblicate interviste con il Premio Nobel per la pace Perez Esquivel, con Carlos Manfroni e Victoria Villaruel, autori di libri dedicati, e con il Professor Antonio Martino, all’epoca uno dei pochi avvocati con il coraggio di firmare gli “habeas corpus”, documenti che permisero a 40 persone di riapparire e di salvarsi.

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