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DIARIO ARGENTINA/ La "verità" che il Paese aspetta da 40 anni

Ancora oggi non è stata fatta chiarezza in Argentina sui torbidi anni ’70, quelli della dittatura militare. Per questo ARTURO ILLIA ci aiuterà con interviste sul tema

La giunta militare argentina (Immagine d'archivio) La giunta militare argentina (Immagine d'archivio)

“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Questo aforisma di Indro Montanelli calza a pennello per la tematica che ha in questa nota una spiegazione introduttiva: mi riferisco ai torbidi anni ‘70 dell’Argentina della dittatura militare. All’inizio di settembre è spirato a Florianopolis, Brasile, Hector Ricardo Leis, un emerito professore (con cattedre in sociologia, matematica, psicologia, filosofia, scienze politiche e relazioni internazionali) in varie università sia di Buenos Aires che del Brasile. Ma più in là di questo curriculum, la sua figura ha una rilevanza notevole per aver militato, negli anni ‘70, nel movimento rivoluzionario Montonero, un’organizzazione armata che seminò il terrore nell’Argentina di quella decade con un altro gruppo, denominato Erp (Ejercito revolucionario del pueblo), accelerando un processo già in atto che portò alla genocida dittatura militare con un golpe effettuato nel 1976.

Leis, fin dal momento della sua fuga in Brasile, prese le distanze da quella guerriglia e fu il capostipite di un processo di revisione di quell’epoca che lo ha portato alla notorietà per il successo dei suoi libri dedicati a questo tema: “Un testamento degli anni ‘70” e “Memorie in fuga”. Nei quali si mette in risalto il pentimento personale non tanto per le scelte legate a un’epoca, quanto per il dolore causato a tante persone innocenti, dovuto a quella che lui definisce una pazzia che poi ha generato la tragedia.

Parliamoci chiaro: quella degli anni Settanta fu in Argentina una guerra civile che precipitò il Paese nel caos e che scoppiò a causa della frantumazione del peronismo dovuta al ritorno del Generale nella sua terra dopo anni di esilio nel 1973. Sebbene militare, l’ascesa di Peron al potere ottenne un sostegno unico nel suo genere: quello di una classe operaia che vedeva in lui la figura utile alla realizzazione di una stagione di riforme e di giustizia che effettivamente avvenne. Complice anche la spinta economica dovuta al dopoguerra in Europa e la ricchezza agricola argentina, che fece confluire al rio de La Plata capitali ingentissimi, iniziò un processo di trasformazione con al centro le classi più umili.

L’attuazione di leggi scritte anni prima dal socialista Palacios, gli investimenti nel campo industriale e, soprattutto, dell’istruzione misero in secondo piano il rovescio di questa luccicante medaglia: la dittatura, con l’esclusione di chi non aderiva al pensiero unico. Con la regia di Raul Apold, un giornalista precursore di tecniche di comunicazione di massa, venne montato uno scenario mediatico fedele al principio di mussoliniana memoria (cosa ripresa anche da Goebbels) che “Una bugia ripetuta 20 volte si trasforma in una realtà”. Nacque così il mito del peronismo alimentato soprattutto da una figura dotata di indubbie potenzialità: l’ex attrice Evita Duarte, seconda moglie del Generale.