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Esteri

VIRUS EBOLA/ L'epidemia diventa una fiction: Ridley Scott al lavoro su una serie tv

È stato dimesso il medico italiano di Emergency posto sotto osservazione all’Istituto per malattie infettive Spallanzani di Roma per sospetta ebola al rientro dalla Sierra Leone

foto: Infophotofoto: Infophoto

L’emergenza ebola diventa una fiction targata Ridley Scott. Il celebre regista britannico starebbe infatti lavorando a una serie che sarà trasmessa dalla Fox con il titolo provvisorio “Chrisis in the zone”, ispirata al best seller “The hot zone” scritto da Richard Preston nel 1994. Scott, fino a poco fa impegnato nelle riprese del suo ultimo film “Exodus - Dei e re”, in uscita in Italia nel mese di gennaio, sta lavorando al nuovo prodotto televisivo insieme alla produttrice Lynda Obst. Proprio quest’ultima ha parlato del progetto in un'intervista a Hollywood Reporter: “Una serie, anche se breve, è un ottimo veicolo di racconto, perché non abbiamo il limite dei tre atti da rispettare come nei film. La velocità con cui l’Ebola uccide è il motivo per cui tanto ci spaventa. La gente sperava che il virus sarebbe rimasto in un qualche remoto paese del mondo, ma è una fantasia del mondo moderno”.

Ancora un caso sospetto di virus ebola in Spagna, stavolta a Barcellona. L’Agenzia di salute pubblica della Catalogna ha attivato le procedure di emergenza per un uomo di 48 anni originario di Andorra rientrato da poco dopo aver trascorso una settimana in Guinea e oltre un mese in Sierra Leone. Adesso si trova ricoverato all'ospedale Clinic di Barcellona dove è stato sottoposto ai primi esami che dovranno stabilire se si tratta davvero di virus ebola. Saranno gli esperti del Centro Nazionale di microbiologia di Majadahonda (Madrid) ad effettuare gli accertamenti e a fornire i risultati.

Teresa Romero, l’infermiera spagnola ricoverata all’ospedale Carlos III di Madrid dopo aver contratto il virus ebola, sarebbe guarita. Lo fanno sapere fonti della struttura sanitaria, spiegando che recenti test effettuati sulla donna di 44 anni avrebbero dato esito negativo. Tra ventuno giorni, tempo di incubazione del virus, la paziente potrà essere dichiarata ufficialmente guarita: rimarrà dunque in ospedale ancora per tre settimane in osservazione e per riprendersi dalla grave infezione polmonare provocata dalla malattia.

Il vaccino contro il virus ebola sviluppato dalla casa farmaceutica GSK e in produzione anche nei laboratori di Pomezia non sarà pronto prima del 2016. Dopo i primi annunci e i test si sperava che potesse essere diffuso prima, addirittura entro pochi mesi, ma non è così: "Prima di poter utilizzare il vaccino abbiamo bisogno di ulteriori test sulla sua efficacia e sicurezza e non saremo pronti prima della fine del 2015 - ha detto ai microfoni della Bbc Ripley Ballou, capo del programma di ricerca - Di conseguenza, il farmaco verrà commercializzato all'inizio del 2016 e quindi non può essere considerato come una risposta all'epidemia in corso".

Sul blog di Beppe Grillo un articolo oggi dove si parla del virus dell'Ebola. Il titolo ("Ebola a Roma?") fa riferimento al caso sospetto di cui abbiamo già parlato, un medico che di ritorno dall'Africa si era sottoposto in modo volontario al ricovero per appurare se avesse contratto o meno il virus. L'articolo denuncia i casi che si stanno registrando fuori dell'Africa, negli Stati Uniti, in Spagna e in Germania, chiedendosi se altrettanto stia accadendo in Italia. Da qui l'allarme per le "preoccupanti segnalazioni che arrivano dall'ospedale Spallanzani di Roma", che è uno dei due centri italiani destinati all'emergenza Ebola. Ma, come detto, in realtà il caso sospetto allo Spallanzani di Roma non era tale, in quanto il paziente è già stato dimesso senza problemi.

È stato dimesso il medico italiano di Emergency posto sotto osservazione all’Istituto per malattie infettive Spallanzani di Roma per sospetto contagio da virus ebola al rientro dalla Sierra Leone. Il medico fortunatamente sta bene, in Africa era entrato in contatto con un altro medico poi risultato infetto e che è stato trasferito in Germania, che non aveva manifestato sintomi della malattia. È terminato il tempo previsto per l’osservazione, un periodo di 21 giorni: "Si è trattata di una misura cautelare, di forma di estremo scrupolo da parte del paziente, dotato di un grande senso di responsabilità nei confronti della collettività", ha spiegato il direttore dell’Istituto. "Il rischio di probabili contagi del virus Ebola in Italia è estremamente basso", ha aggiunto Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, "perché non abbiamo voli diretti dai tre Paesi a rischio", cioè Sierra Leone, Liberia e Guinea, "ma solo dalla Nigeria". Poi il direttore ha rassicurato: "Siamo pronti e preparati sulle malattie infettive  e seguiamo le direttive del ministero della Salute sul percorso di valutazione del rischio e sulla seguente gestione, stilate nel 1996, e riaggiornate lo scorso 6 ottobre”. Infatti tutti gli ospedali italiani conoscono i protocolli, e se ci dovessero essere casi sospetti si attiverebbe immediatamente la collaborazione con i due centri specializzati in malattie infettive: l’ospedale Luigi Sacco di Milano e l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. (Serena Marotta)

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