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Esteri

ISIS/ Micalessin: c’è la Turchia dietro il massacro dei cristiani

Recep Tayyip ErdoganRecep Tayyip Erdogan

L’obiettivo della Turchia è fare rinascere l’impero ottomano, e quindi riprendere il controllo di tutti i territori a partire dalla Siria, che la Turchia considera parte integrante del suo Stato. Ankara vuole riprendersi Aleppo, l’area curda e le altre regioni che fino alla fine della prima guerra mondiale e a Lawrence d’Arabia erano territori turchi.

 

Quale ideologia c’è dietro a questo tentativo?

Il presidente Erdogan interpreta alla perfezione il concetto di neo-ottomanesimo, ispiratogli dal suo primo ministro, Ahmet Davutoglu, vero ideologo del regime. Non è un caso che la Turchia sia diventata il retroterra di tutti i gruppi ribelli che hanno condotto la guerra contro Bashar Assad, nonché il principale sostenitore dell’Isis che aveva libertà di passaggio sui territori turchi.

 

Negli ultimi giorni ci sono stati 15 raid Usa in Siria. Quanto sono stati efficaci?

Dopo settimane di indecisione e di atteggiamento passivo, gli Usa hanno capito di essere costretti a fare qualcosa per evitare che Kobane cadesse. Quanto sta avvenendo dimostra che quando c’è la volontà di farlo, l’Isis può essere fermato. Anche se il tempo perso nei mesi scorsi ha prodotto le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

 

Gli alleati stanno spingendo Obama a non limitarsi ai raid aerei. Che cosa bisogna fare?

Le guerre non si vincono con l’aviazione né solo con l’esercito, bensì con un insieme di fattori che non possono prescindere da un chiaro disegno politico. Finché in Iraq i sunniti non saranno reintegrati nella vita pubblica, pensare di sconfiggere l’Isis sarà un’utopia perché gran parte delle tribù sunnite continueranno a combattere dalla parte del califfato. Gli Stati Uniti presto o tardi dovranno capire che pur con tutti i suoi difetti, il regime di Assad è assolutamente migliore dell’Isis e del fanatismo. Meglio quindi l’alleanza “di comodo” con il regime piuttosto che condurre una guerra su due fronti.

 

Qual è il ruolo dell’Iran in Siria e Iraq?

L’Iran è coinvolto nel conflitto in corso sia in Siria sia in Iraq. Il regime di Damasco è il ponte naturale dell’asse sciita che da Teheran arriva in Libano con Hezbollah. Per l’Iran perdere Assad significherebbe rinunciare alla sua posizione dominante in Medio Oriente. D’altra parte in Iraq il 60 per cento della popolazione è sciita, e per l’Iran è naturale appoggiare il regime di Baghdad che considera suo alleato. Tehran è inoltre convinto di essere la grande potenza regionale, e quindi di dover contendere agli Stati Uniti il ruolo egemone in Medio Oriente.

 

(Pietro Vernizzi)

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