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ISIS/ Micalessin: c’è la Turchia dietro il massacro dei cristiani

Pubblicazione:lunedì 20 ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 20 ottobre 2014, 8.24

Recep Tayyip Erdogan Recep Tayyip Erdogan

Dietro lo sterminio dei cristiani e il nuovo genocidio degli armeni in Siria per mano dell’Isis c’è la mente della Turchia che vuole ricostruire l’impero ottomano. Il califfato sevizia, uccide e abbatte chiese millenarie con il supporto logistico del regime di Erdogan, il più potente Stato membro della Nato in Medio oriente. Un progetto cui con grandi dosi di ingenuità hanno contribuito gli stessi Stati Uniti, che si sono fidati ciecamente dell’alleato turco e hanno lavorato per abbattere Assad, l’unico argine all’estremismo in Siria. L’inviato di guerra Gian Micalessin si trova ad Aleppo, città nel Nord della Siria dove si combatte strada per strada, e ci documenta una versione dei fatti profondamente diversa da quella raccontata dai “media ufficiali”.

 

Lei ha assistito di persona agli scontri tra Isis ed esercito di Assad. Com’è la situazione sul terreno?

Aleppo è una città sotto assedio dal 2012. La situazione qui è stata estremamente difficile fino al febbraio di quest’anno, quando i governativi sono riusciti a riaprire la strada che da Damasco porta ad Aleppo. Dalla primavera scorsa l’assedio è stato rotto, consentendo ai rifornimenti di arrivare in città e migliorando la vita della popolazione civile. Aleppo resta però una città in guerra, dove governativi e ribelli si alternano a macchia di leopardo arrivando fino all’antica cittadella, attorno alla quale si combatte senza sosta.

 

Quali incontri l’hanno colpita di più durante la sua visita nei quartieri cristiani di Aleppo?

Ho incontrato i vescovi cristiani di Aleppo, tra cui il vescovo latino Georges Abou Khazen, il quale mi ha detto: “Se noi cristiani ce ne andiamo, questo Paese diventerà come l’Afghanistan dei talebani”. La paura dei cristiani rimasti è quella di essere costretti ad abbandonare il Paese, dopo che il 70 per cento di loro se n’è già andato. Chi resta nelle zone controllate dall’Isis è soggetto a vere e proprie persecuzioni.

 

Come vivono i cristiani nelle aree rimaste sotto il regime di Assad?

Anche in grandi città come Aleppo e Damasco, per i cristiani diventa sempre più difficile sostentarsi economicamente perché non c’è più lavoro. Aleppo era fino a poco tempo fa la Milano della Siria, in quanto rappresentava il motore economico del Paese. Oggi invece tutta la sua zona industriale è completamente distrutta. Mi hanno colpito molto anche gli anziani cristiani della comunità armena di Midan, uno dei quartieri di Aleppo. Uno di loro, di 82 anni, mi ha detto: “Quanto sta avvenendo adesso è esattamente quello che è successo cento anni fa: è un nuovo genocidio e dietro c’è ancora una volta la Turchia”.

 

Perché la Turchia, un alleato della Nato, sta tenendo questa posizione?


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