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PAPA IN TURCHIA/ Perché la "via" di Francesco passa per la terra di san Paolo?

Pubblicazione:mercoledì 22 ottobre 2014

Proteste in Turchia nel 2013 (Infophoto) Proteste in Turchia nel 2013 (Infophoto)

E' dunque un paese molto complesso, molto difficile e segnato da tensioni tanto sotterranee quanto rilevanti quello che Papa Francesco si reca a visitare alla fine del prossimo novembre. Dopo aver scelto l'Albania, l'unico paese indubbiamente europeo a maggioranza musulmana, quale meta del suo primo viaggio in Europa, egli si recherà dunque in visita a un altro e ben più grande paese musulmano che si pretende esso pure europeo (anche senza trovare al riguardo generali consensi). Le iniziative e le scelte di Papa Francesco sono spesso sorprendenti, ma nient'affatto estemporanee. Si avverte chiaramente che si collocano dentro un progetto meditato, anche se non sempre di immediata evidenza. In tale prospettiva questi suoi primi viaggi nella regione euro-mediterranea ci sembrano innanzitutto volti a tentare nuove vie per il dialogo con l'islam: vie che passano non dal mondo arabo ma da paesi musulmani non-arabi, e bene o male più europeizzati. Nel caso poi del viaggio in Turchia, con il suo incontro con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il Papa sceglie anche di essere pellegrino in una terra dove la presenza cristiana è oggi come l'acqua quasi invisibile che scorre tra i massi di un torrente a prima vista asciutto. Pur se oggi esili quando non sommerse, sono tuttavia le tracce della Chiesa nata dalla predicazione di san Paolo, che potranno magari, in un futuro solo per noi imprevedibile, sgorgare di nuovo.



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