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LORENZO ALBACETE/ Teologia, fried chicken e un amore grande per il Mistero

Se n'è andato, dopo una lunga malattia, Lorenzo Albacete (1941-2014), sacerdote americano. Ha fatto conoscere il pensiero di don Giussani negli States. RIRO MANISCALCO

Lorenzo Albacete (Immagine d'archivio) Lorenzo Albacete (Immagine d'archivio)

NEW YORK — Da che parte si comincia quando un amico se ne va? Nel caso di Lorenzo è facile. Si comincia dal Paradiso. "La fede è un'avventura", mi aveva detto qualche giorno fa, con un filo di voce, in italiano, in un momento in cui i polmoni stremati gli davano tregua. Poi mi aveva allungato la mano perché l'afferrassi con le mie. 

La fede è un'avventura. Lui, il prete scienziato arrivato negli States ancora teenager, il teologo, lo scrittore, il brillante oratore, di avventure ne ha vissute un'infinità. Di lì la sconfinata aneddotica, le mille storie che ci raccontava con quel suo umorismo irrefrenabile come la sua libertà. A me è capitato di essere suo compagno nella grandissima avventura di seguire le tracce di don Giussani qui a New York, dove lo conobbi venti anni fa, e in giro per l'America. Seguendo i frutti inaspettati della presentazione del Religious Sense alle Nazioni Unite nel '97, abbiamo viaggiato per montagne e praterie, dalla East Coast alla California, passando e lasciando per grazia di Dio piccole-immense tracce in Illinois, Michigan, Nebraska, Wisconsin, Minnesota, Kansas, Indiana, Iowa, Florida, Oklahoma, Texas, Colorado, Arizona, Oregon… fino alla punta estrema di Washington State. Oltre, naturalmente, alla sua amatissima Puerto Rico. Tra una sigaretta e l'altra, peccato che ci ha accomunato finché non decise di smettere. 

Mi ricorderò sempre di quel primo viaggio e di quella prima presentazione pubblica del lavoro di Giussani a Milwakee. Nascosti dietro un angolo della Marquette University a fumare e a chiederci cosa avrebbe detto il Giuss se fosse stato lì. E invece c'eravamo noi due, Lorenzo ed il suo scudiero. Fried chicken e Marlboro… ovunque andassimo trovavamo suoi amici, gente che lo aveva incontrato e non se ne poteva dimenticare, gente che l'aveva visto in tv o letto i suoi scritti, la Colonna sul NYT Magazine… E incontravamo anche "i nemici", scientisti, radicali, super-conservatori. "Nemici" ideologicamente, eppure "amici" nella realtà delle cose, perché gli volevano bene; che è la più grande testimonianza della vittoria della verità sulle opinioni. E così si girava l'America.

Ora che ci penso, ho viaggiato molto più con Lorenzo che con mia moglie. Sono stato fortunato, benedetto. Me ne rendo conto molto più adesso che allora, ma non c'è niente da fare, siamo così. Adesso c'è solo una grande tenerezza, una immensa tenerezza e tanta gratitudine per come ha vissuto, per quello che ci ha donato, per come ha vissuto la grande sofferenza degli ultimi tempi e per come ci ha lasciato. Si può dire che la morte è una cosa bella?  

"Amen", così ha detto Lorenzo poco prima di assopirsi e di andarsene nel sonno. "Write it", scrivi, ha detto monsignor Albacete al giovane che gli teneva compagnia. "Amen. Vedi, Gesù viene sempre. Vuole stare con noi". 

Grazie Lorenzo, and keep an eye on us.

Your useless friend,
Riro

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