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DIARIO ARGENTINA/ Le bugie del potere che "premiano" terroristi e assassini

Carlos Manfroni e Victoria Villaruel Carlos Manfroni e Victoria Villaruel

Manfroni: «Assolutamente no, nel diritto internazionale non c’è una sola parola al riguardo, sia nello Statuto di Norimberga, che nella clausola Martens o nella Convenzione di Ginevra e nello Statuto di Roma. Ma è chiaro che esiste un legame molto stretto tra i Montoneros e il Governo attuale, dove militano molti ex appartenenti a questo gruppo, quindi si è evitato di giudicarli. Ma ciò non rappresenta la cosa più negativa».

 

Cosa intende dire?

Manfroni: «Peggio è considerare prescritti non solo legalmente, ma anche moralmente, gli autori di crimini che hanno ottenuto non solo rapide riabilitazioni, ma addirittura vengono presi come modelli positivi da imitare e spesso pontificano e giudicano dall’alto di una morale discutibile. Hanno anche ricevuto indennizzi e spesso, ripeto, occupano incarichi governativi. Quindi non solo si giustifica il loro operato, ma vengono pure premiati: e questo è un messaggio terribile per la società. Anche perché, pur se molti di loro sono desaparecidos, altrettanti sono caduti in azioni militari contro l’esercito in anni in cui vigeva la democrazia. Quindi si premia chi ha lottato contro istituzioni regolarmente elette».

 

Mi potete spiegare come si viveva in quegli anni e perché in Argentina si è raggiunto un livello inaudito di violenza?

Villaruel: «Anzitutto perché le organizzazioni terroristiche Erp e Montoneros disponevano di un livello di armamento, tecniche e preparazione bellica sviluppatissimo per l’epoca. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che i primi attentati che vennero commessi in Israele dall’Olp e quelli dell’Eta in Spagna erano compiuti con ordigni preparati da Montoneros. Stiamo quindi parlando di veri e propri eserciti irregolari che combattevano alla pari con quello dello Stato argentino. Quindi ciò non era contrastabile da forze di polizia perché era da ritenersi una guerra. Consideriamo che dal 1969 al 1979 in Argentina si sono realizzati 21.000 attentati terroristici: una media di 7 al giorno per 10 anni».

 

Nel libro si parla anche più di 4.000 bombe esplose in quegli anni...

Manfroni: «4.380 per la precisione. Più di una al giorno. Immaginiamoci questa situazione nell’attualità: ciò costituirebbe qualcosa di molto forte emozionalmente. Ma è come se ci fosse stata un’amnesia totale, perché tanta gente non ricorda nulla. Il ritmo di quelle giornate era scandito dalle sirene di un viavai di mezzi dell’unità antiesplosivi nelle strada alla ricerca di bombe delle quali spesso non si sapeva l’ubicazione. E non si colpivano unicamente strutture governative, ma le bombe venivano messe dappertutto mietendo vittime innocenti, soprattutto civili. Nel libro citiamo un dato di 1.094 persone. Perché? Considerando che in quegli anni la povertà raggiungeva il 2% della popolazione, meno di un decimo dell’attuale, ed era un periodo di benessere a livello economico, d’un tratto scoppia questa guerra...».

 

Perchè?

Manfroni: «Si potrebbe dire che la causa può essere nel Governo del militare Lanusse, che però era un socialdemocratico, ma continua anche sotto quello di Peron, un Governo molto vicino ai Montoneros, composto anche da loro affiliati. E poi ricordiamo che proprio i Montoneros avevano da sempre desiderato il ritorno di Peron, quindi una guerra contro un potere da loro stessi auspicato».

 

Anche in Italia c’è stata la piaga del terrorismo, ma, come affermò il Generale Dalla Chiesa - frase peraltro riportata nella prefazione del libro “Nunca mas” di Ernesto Sabato, resoconto del processo contro i colpevoli di quegli anni -, “La democrazia non può perdere i propri principi anche in momenti drammatici per la vita di un Paese”. Qui mi pare non sia successo...