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DIARIO ARGENTINA/ Le bugie del potere che "premiano" terroristi e assassini

Pubblicazione:domenica 26 ottobre 2014

Carlos Manfroni e Victoria Villaruel Carlos Manfroni e Victoria Villaruel

Villaruel: «Mi preme fare una precisazione al riguardo: in Italia il problema legato alle Brigate rosse si risolse con l’uso della polizia, qui viceversa il livello di violenza era tale che rendeva insufficiente l’uso di queste forze e si dovette convocare l’Esercito. Le riporto un dato che abbiamo pubblicato nel libro: in dieci anni ci sono stati 526 assalti a caserme o centrali di polizia, quindi uno alla settimana. Ciò dà la dimensione della violenza che non è nemmeno lontanamente paragonabile alle azioni delle BR in Italia o del gruppo Bader Mainhoff in Germania o dell’Eta in Spagna».

 

Manfroni: «C’erano settori dell’esercito propensi all’uso della legalità, ma, specie nella Marina, si ritenevano questi metodi un’arma a doppio taglio, specialmente mediatica, ricordandosi delle fucilazioni di militanti dell’Eta da parte di Franco e le reazioni a livello mondiale, con l’intervento pure del Papa. “Se fuciliamo tutti quelli che vengono condannati ci viene contro il mondo intero”, questo fu il pensiero che alla fine prevalse, sul quale ovviamente non sono d’accordo perché si doveva procedere in altro modo. È proprio l’uso di metodi illegittimi da parte dell’esercito che ha portato i guerriglieri a ottenere un’immagine tanto distorta rispetto ai fatti, perché se è innegabile condannare i metodi usati dallo Stato, ciò non significa affatto perdonare la violenza e i metodi altrettanto illegittimi e crudeli usati dalla guerriglia. Molti dei capi guerriglieri hanno vissuto in Europa con i soldi dei vari sequestri. E lo hanno fatto da ricchi, mandando invece molti giovani a morire qui in Argentina. Questa gente è premiata anche adesso con incarichi politici rilevanti…».

 

Villaruel: «Aggiungerei che lo Stato attualmente sta discriminando le vittime, premiando e ricordando quelle che furono provocate dai suoi metodi, ma dimenticandosi di coloro che sono state vittime di una crudeltà altrettanto grande da parte dei movimenti terroristici. Le prime sono privilegiate, mentre le altre, la cui memoria abbiamo riscattato nel nostro libro, non godono di alcun diritto».

 

Perché la Giustizia dello Stato lasciò mano libera ai militari nel giudicare i colpevoli?

Villaruel: «Perché quando, in democrazia (1969-1976) i giudici iniziarono a emettere condanne, furono vittima di attentati per cui a un certo punto si rifiutarono di occuparsene, lasciando il compito ai militari. Purtroppo tutto questo tema riguardante gli anni Settanta, che poteva essere risolto legalmente, si concretò con abusi da parte dello Stato, ma anche dopo il ritorno alla democrazia, nel 1983, i diritti umani delle vittime del terrorismo sono stati violati. Diritti di persone innocenti morte in attentati con bombe, azioni militari o sequestri di questi gruppi. In Argentina non si può parlare di diritti umani quando anche oggi lo Stato li sta violando per questioni puramente ideologiche».

 

Indubbiamente la vostra denuncia è coraggiosissima, specie al giorno d’oggi. Ma si può sapere perché sono passati più di 30 anni per far luce su tutto ciò?


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