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DIARIO ARGENTINA/ Le bugie del potere che "premiano" terroristi e assassini

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Carlos Manfroni e Victoria Villaruel  Carlos Manfroni e Victoria Villaruel

Villaruel: «Molti anni di silenzio in primo luogo perché i famigliari delle vittime o i sopravvissuti condividevano il solo dolore per le tragedie occorse: denominatore comune anche per i caduti stranieri e anche italiani, perché pure le autorità del vostro Paese non hanno mai preteso giustizia per i loro connazionali caduti a causa di azioni terroristiche, mentre hanno riconosciuto e appoggiato nelle loro richieste di giustizia ex Montoneros. A partire dal 1983, queste persone hanno deciso di vivere il loro dolore in silenzio, anche a causa del completo disinteresse dello Stato nei loro confronti, operato attraverso l’uso di una dialettica perversa che da vittime li ha quasi trasformati in colpevoli. Attraverso la nostra organizzazione abbiamo dato voce a questi casi dimenticati e reclamato allo Stato argentino la parità di diritti».

 

Manfroni: «Anche perché tuttora è vigente il pensiero secondo il quale occuparsi dei diritti delle vittime del terrorismo significhi in alcun modo approvare l’operato della giunta militare: è totalmente assurdo e fuori da ogni logica, ma questo è il motivo principale per il quale quello da noi descritto rimane un argomento tabù, quasi fosse proibito parlarne per “evitare” di diminuire le responsabilità dei militari. Come si dice in Argentina, i fatti sono sacri, ma la loro interpretazione è libera. Nel libro raccontiamo da una parte la descrizione di 13 casi emblematici che includono persone di diversi ceti sociali e ubicazione geografica. La seconda parte è invece dedicata a una lista di tutti i morti, feriti e sequestrati. Non abbiamo incluso vittime che hanno sofferto la perdita dei propri beni, o sono stati sequestrati ad esempio a bordo di un autobus o un aereo per poco tempo, altrimenti il numero sarebbe arrivato a quello gigantesco di 17.382 persone aggredite direttamente in atti terroristici».

 

E invece voi che problemi avete avuto nell’alzare il coperchio su questa vicenda che è rimasta nascosta per così tanto tempo?

Villaruel: «Attraverso i social network ricevo da anni minacce anche di morte e aggressioni verbali di ogni genere, specie quando organizzo incontri nelle scuole per illustrare questa tematica a ragazzi che non hanno vissuto quegli anni terribili. Ma credo che i problemi che abbiamo dovuto affrontare siano principalmente due: il primo è l’indifferenza ancora grande della società per queste vittime innocenti causata anche dalla battaglia mediatica vinta dal terrorismo in tutti questi anni. Il secondo, direttamente correlato, è l’attitudine marcata dello Stato nel difendere gli ex terroristi e nel riscrivere la storia di quegli anni».

 

Manfroni: «L’indifferenza mi ricorda tanto il sonno generale che coinvolse i cittadini di Macondo nel romanzo “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez. È incredibile che dopo il gigantesco attacco alla società civile operato dal terrorismo non ci si ricordi quasi nulla: un’amnesia ciclica nella società di questo Paese che gli permette di ripetere gli stessi errori. E non è che i fatti descritti nel libro siano tratti da documenti segreti: abbiamo considerato solo quelli illustrati dai giornali dell’epoca, che sono quindi sempre stati di dominio pubblico e dichiarazioni tratte da libri scritti da ex guerriglieri, quindi materiale ineccepibile. Questo per evitare che il nostro lavoro di ricerca sia motivo di contestazione. Ci incontriamo con persone, specie giovani che non hanno vissuto quegli anni, che anche dopo aver letto i nostri lavori negano la realtà, anteponendo l’interpretazione da favola dell’attuale Governo. Ci sono però anche tantissimi che ci ringraziano per averli edotti su fatti a loro sconosciuti. A dimostrazione che quanto successo nella decade kirchnerista è in definitiva un patto: da un lato il voler giudicare solo una parte della storia di quegli anni, dimenticandosi del resto, in cambio del silenzio della sinistra sull’operato di un Governo che ha messo in atto nelle sue politiche il furto più grande del secolo in Argentina».

 

(Arturo Illia)



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