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ELEZIONI BRASILE/ Rousseff, una vittoria di Pirro pronta a diventare un "de profundis"

Pubblicazione:lunedì 27 ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 27 ottobre 2014, 22.29

Dilma Rousseff (Infophoto) Dilma Rousseff (Infophoto)

Questo è il punto focale, l’apparire invece di essere, cardine dello sviluppo distorto delle cosiddette democrazie popolari e non solo: principio vecchio quasi come il mondo nel quale ci si impegna per un obiettivo sociale, ma alla fine poi si scopre che ciò e solo una lepre impagliata da dare in pasto ai media e alla gente. Lo stiamo vedendo anche in Italia con il Jobs Act, che in teoria dovrebbe essere uno strumento per l’incremento del lavoro ma in pratica nasconde un “cambio generazionale” brusco e durissimo, dove gli over 50 devono uscire dal ciclo lavorativo forzatamente e senza prospettive pensionistiche serie per far posto a molti giovani i cui contratti però rischiano di essere, anzi già lo sono, flessibilissimi.

Così in Brasile, ma pure in Argentina, si parla di lotta alla povertà ma poi si elargiscono elemosine che hanno il solo scopo di mantenere inattive e quindi di bloccare nella loro condizione le classi meno abbienti, senza introdurre in alcun modo un cardine essenziale: quello della cultura del lavoro. E ciò significa non elevare socialmente e anche culturalmente, in un’epoca dove il libero pensiero, stretto dalla falsa libertà di internet e media ormai quasi del tutto ossequienti del potere di turno, diventa il nemico da abbattere. E quindi ciò trasforma la povertà in un potente mezzo politico: chissà cosa ne pensa papa Francesco, visto che proprio nella sua Argentina il mezzo è stato ed è usato senza nasconderne troppo i fini.

Altro problema risiede nella concezione di potere eterno, altro grande nemico della Democrazia, al quale si punta ma che rischia, cosa sempre accaduta, di precipitare i paesi in crisi dovute alla trasformazione dello Stato in un monolite al servizio dell’arricchimento esponenziale del Governo di turno. È un aspetto preoccupante e la speranza, a dire il vero poco plausibile, è che Dilma capisca tutto ciò e adotti delle misure tali da mantenere indipendenti settori gestiti dallo Stato, come ad esempio l’informazione e la banca centrale. Perché in caso contrario quella attuale, da vittoria di Pirro si trasformerebbe in un de profundis inevitabile. 



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