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ISIS/ Le regole dello Stato Islamico: giusto ridurre in schiavitù le famiglie dei non credenti

In un articolo della rivista web Dabiq, dei jihadisti dello Stato islamico, dal titolo “Il ritorno della schiavitù prima del Giorno del Giudizio” si parla della schiavitù di donne e bambini

foto: Infophoto foto: Infophoto

In un articolo della rivista web Dabiq, dei jihadisti dello Stato islamico, dal titolo “Il ritorno della schiavitù prima del Giorno del Giudizio” si parla della schiavitù delle donne e dei bambini. L’Isis afferma: “Si dovrebbe ricordare che ridurre in schiavitù le famiglie dei non credenti e prendere le loro donne come concubine è un aspetto costitutivo della sharia”. In pratica, come evidenzia l’articolo, le donne e i bambini sono stati utilizzati come “bottino di guerra”, dopo la cattura delle loro città avvenuta lo scorso agosto nel nord dell’Iraq, precisando che “Le donne e i bambini yazidi sono stati divisi nel rispetto della sharia tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni a Sinjar”. Intanto ieri Human Rigts Watch ha stilato un rapporto sui crimini commessi dall’Isis contro la minoranza yazida, che si basa su 76 interviste. Una ragazzina ha raccontato a Hrw che è stata venduta a un combattente palestinese dello Stato islamico per 1.000 dollari. Dal rapporto si evince che le donne e le ragazze ridotte in schiavitù sono vendute come schiave, mogli ai combattenti Isis e i ragazzi vengono invece inviati per essere addestrati come soldati. Mentre alcuni uomini sono tenuti prigionieri, anche se non si conosce lo scopo. Tutti, in ogni caso, vengono costretti a convertirsi all’Islam. (Serena Marotta)

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