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ISIS/ Le regole dello Stato Islamico: giusto ridurre in schiavitù le famiglie dei non credenti

Pubblicazione:giovedì 30 ottobre 2014

foto: Infophoto foto: Infophoto

In un articolo della rivista web Dabiq, dei jihadisti dello Stato islamico, dal titolo “Il ritorno della schiavitù prima del Giorno del Giudizio” si parla della schiavitù delle donne e dei bambini. L’Isis afferma: “Si dovrebbe ricordare che ridurre in schiavitù le famiglie dei non credenti e prendere le loro donne come concubine è un aspetto costitutivo della sharia”. In pratica, come evidenzia l’articolo, le donne e i bambini sono stati utilizzati come “bottino di guerra”, dopo la cattura delle loro città avvenuta lo scorso agosto nel nord dell’Iraq, precisando che “Le donne e i bambini yazidi sono stati divisi nel rispetto della sharia tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni a Sinjar”. Intanto ieri Human Rigts Watch ha stilato un rapporto sui crimini commessi dall’Isis contro la minoranza yazida, che si basa su 76 interviste. Una ragazzina ha raccontato a Hrw che è stata venduta a un combattente palestinese dello Stato islamico per 1.000 dollari. Dal rapporto si evince che le donne e le ragazze ridotte in schiavitù sono vendute come schiave, mogli ai combattenti Isis e i ragazzi vengono invece inviati per essere addestrati come soldati. Mentre alcuni uomini sono tenuti prigionieri, anche se non si conosce lo scopo. Tutti, in ogni caso, vengono costretti a convertirsi all’Islam. (Serena Marotta)



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