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ELEZIONI BRASILE/ Un voto che può dare una "lezione" a Europa e Usa

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Ministro dell’Ambiente durante il primo governo Lula, Marina Silva si è subito dimostrata una donna battagliera iniziando una vera e propria guerra per la difesa del territorio, messo in pericolo dall’abolizione delle leggi ambientali per procedere a uno sfruttamento indiscriminato delle risorse (immense) sia dal punto di vista energetico che agricolo. Perse la sua battaglia e si dimise, ma il malcontento della gran parte della gente nei confronti delle politiche di Rousseff ne ha lanciato la candidatura. In lei si riflettono gli ideali sopra descritti, quelli di una nazione che ha un urgente bisogno di ridisegnare delle politiche che privilegino la qualità della vita dei propri abitanti rispetto ad altre tematiche care più alle multinazionali che al Brasile stesso. Non bisogna cedere nemmeno di un passo, pena il disboscamento ulteriore di un polmone verde immenso, l’Amazzonia, che fin dai primi anni Ottanta presenta zone sempre più ampie dedicate al pascolo o all’agricoltura intensiva: sorvolarle fa un certo effetto, anche perché in alcuni punti la terra, legata a un ecosistema di un equilibrio delicatissimo, è ormai talmente sfruttata da essere improduttiva.

Certo è che contro Marina Silva, di umilissime origini, si è curiosamente scagliata una campagna denigratoria da parte di ambienti populisti e anche della Chiesa della Liberazione (il movimento cattolico fondato negli anni sessanta da Padre Boff) che la definiscono come “Il Capriles del Brasile”, facendo intendere che la sua politica sia di esclusione e dipingendola come una rappresentante della destra, come successe al candidato che ebbe il coraggio di contrapporsi al regime chavista in Venezuela, oggi in carcere.

Ma resta il fatto che, seppur in una continuità di politiche che ormai contraddistingue i Paesi latinoamericani emergenti in  opposizione ai populismi che mettono sul lastrico nazioni ricchissime come l’Argentina e il Venezuela, il processo di sviluppo del continente latinoamericano ha bisogno di evolversi per crescere e assicurare un benessere sociale al quale punta questa parte del mondo da sempre considerata una specie di area di proprietà nordamericana ed europea, senza rendersi conto, per esempio, che l’unione di politiche attualmente in corso “rischia” di essere una profonda lezione per un’Europa che continua a essere divisa.

La lontananza dell’America Latina dai conflitti mondiali, le sue ricchezze che finalmente vengono sfruttate in loco, la disponibilità di terre immense da destinare all’agricoltura e, soprattutto, il mantenimento di un ecosistema che ne garantisca la continuità, sono le premesse di un processo che, ne sono sicuro, avrà molto da insegnare a un mondo occidentale in crisi non solo economica ma sopratutto di ideali.

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