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EBOLA/ Lo scacco di trovarci di fronte alla nostra impotenza

Pubblicazione:lunedì 6 ottobre 2014

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Ma con quali armi? In Africa sinora tutti i focolai epidemici di Ebola sono stati domati attraverso le classiche tecniche e teorie dell'igiene pubblica: prevenzione di contatti, controllo ed isolamento dei casi sospetti. Nonostante l'assenza di farmaci o vaccini questi approcci apparentemente empirici fino a ieri hanno funzionato.   

Sfortunatamente ora è diverso. Anche se il virus è lo stesso, la scena del crimine è molto cambiata: in Africa il virus dai villaggi è approdato in ambienti urbani in cui ha infinite possibilità di trasmissione; qui è ancora molto presente la diffidenza verso la nostra medicina occidentale, per cui, prima o invece che riferirsi alle strutture sanitarie, il malato preferisce affidarsi allo stregone od ai guaritori, o seguire terapie tradizionali, il che si traduce in un ritardo di cura ed in un incremento delle infezioni e delle morti. Anche le Ong occidentali incontrano spesso terreno sfavorevole e boicottaggi da parte della gente comune.

I funerali o i riti mortuari aumentano ulteriormente i contatti a rischio. Un altro capitolo doloroso è la morte di numerosissimi operatori sanitari, medici o infermieri, che hanno portato alla chiusura di innumerevoli ospedali e centri sanitari. E molti di quelli ancora funzionanti, forse per la prima volta nella storia, sono costretti a tenere le porte chiuse, a rifiutare i ricoveri di pazienti allo stremo perché pieni all'inverosimile e senza più alcuna disponibilità di mezzi o personale. Si sono verificate morti disperanti davanti ai cancelli chiusi. Il numero di operatori sanitari ed esperti occidentali che lavorano in Africa è ridotto, del tutto insufficiente, per l'elevatissimo rischio che questa situazione comporta. E di farmaci o vaccini di massa, al di là di una colpevole propaganda, non si è ancora vista traccia. Ora l'Organizzazione mondiale della Sanità ha stabilito di adottare un vaccino italiano anti Ebola: verranno distribuite 10mila dosi entro dicembre e per il 2015 si sta trattando una fornitura di un milione di provette con la GlaxoSmithKline, che quest'anno ha acquistato per 250 milioni di euro l'italiana Okairos, sviluppatrice del brevetto del vaccino.

Per ora è ancora così, tra scafandri bianchi e spray di candeggina.

E nel mondo occidentale? A questa domanda non è ovviamente possibile rispondere anche se le misure per questa minaccia sono in fase di attuazione. Ma la situazione è molto complessa. A livello globale oggi è possibile viaggiare molto lontano in brevissimo tempo, attraverso nazioni e continenti. I teorici contatti di una portatore di virus Ebola sono praticamente impossibili da identificare e tanto meno da rintracciare. Il teorico "untore" può arrivare indisturbato in ogni momento ed in ogni aeroporto.

Dalla scoperta del primo virus di Ebola nel 1976, l'attuale epidemia è di gran lunga la più grave. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato che ha già fatto oltre 3.500 morti, su 7.500 contaminati: un tasso di mortalità elevatissimo che supera il 50% delle persone infette.   


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