BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EBOLA/ Lo scacco di trovarci di fronte alla nostra impotenza

Pubblicazione:lunedì 6 ottobre 2014

Infophoto Infophoto

La notizia è arrivata nei giorni scorsi ed è stata confermata dal governatore del Texas Rick Perry: un uomo di cui viene riportata anche l'identità, Thomas Eric Duncan, partito dalla Liberia e atterrato a Dallas ha manifestato i sintomi del virus Ebola e, dopo la conferma sierologica si trova in isolamento presso il Texas Health Presbytarian Hospital. E' il primo, temuto caso di infezione diagnosticato direttamente nel territorio statunitense, caso molto diverso da quelli del personale sanitario infettatosi in Africa e trasportato negli Usa per le terapie. La globalizzazione virale, già in atto da secoli, ma incrementata esponenzialmente negli ultimi decenni da Aids, Sars ed influenze varie, ha subito un'escalation fino a ieri inimmaginabile.

Mr Duncan era già approdato al pronto soccorso dello stesso ospedale e poi rimandato a casa con una terapia domiciliare; nei giorni seguenti, aggravandosi il suo stato di salute, ha dovuto nuovamente ricorrere alle cure dei sanitari. Dopo il suo arrivo in Texas ha quindi avuto a disposizione almeno quattro giorni in cui ha potuto contagiare un numero ipotetico di parenti o persone occasionali.  Come ogni paziente di una struttura sanitaria americana aveva compilato questionari sui quali si chiedeva se avesse viaggiato in Africa occidentale di recente, e ai quali aveva risposto correttamente sì. Ma la burocrazia sanitaria non aveva rilevato il pericolo. Adesso giunge notizia di un secondo caso sospetto a Washington: l'Howard University Hospital ha reso noto di aver identificato un paziente con dei sintomi della malattia e di averlo posto in isolamento. Il paziente, "che viene trattato con molta cautela" fa sapere l'ospedale, avrebbe viaggiato di recente in Nigeria. 

Gli specialisti del Cdc di Atlanta sono a Dallas per compiere il cosidetto "contact tracing", cioè l'identificazione ed il raggiungimento dei contatti avvenuti, tutte le persone esposte al contagio e potenzialmente infette. Per 21 giorni, il tempo massimo di incubazione del virus, dovranno essere monitorati ed isolati fino alla scadenza del periodo critico.

Poiché il virus è contagioso solo a partire dai primi sintomi, per i passeggeri che hanno preso lo stesso volo non dovrebbero esserci rischi. Thomas Frieden, direttore del Cdc, si è detto certo che il focolaio verrà debellato sul nascere. E ha aggiunto che gli ospedali americani sono preparati ad affrontare questa situazione.

Ma saprà rivelarsi davvero efficace in questa sfida la sanità Usa? Già nella reazione al primo caso di Ebola sono emerse inefficienze ed errori gravi. Adesso la psicosi arriva anche a Wall Street. Calano i titoli delle compagnie aeree. Si teme un bis della Sars cinese, che nel 2003 paralizzò gli aeroporti e i viaggi. Gli Stati Uniti si dicono comunque pronti all'emergenza. Obama ha affermato che gli Usa sono chiamati a guidare la risposta globale a questa minaccia sanitaria. "E' stato chiesto a noi e non a Mosca o a Pechino" ha affermato con orgoglio. 


  PAG. SUCC. >