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DIARIO ARGENTINA/ Esquivel (Nobel per la pace): la "memoria" che può aiutare il Paese a crescere

Adolfo Perez Esquivel (Immagine d'archivio) Adolfo Perez Esquivel (Immagine d'archivio)

Ovviamente al fatto che in tutta l’America Latina c’erano dittature. Quella del 1976 in Argentina non è altro che la fine di un cammino fatto di 50 anni tra democrazie deboli che mai hanno concluso il loro mandato e governi militari. La Chiesa si è divisa tra chi militava accanto ai poveri e chi invece collaborava con la dittatura. Per questo credo che l’analisi su quel periodo debba essere più critica e profonda, cercando di comprendere. Qui ci sono stati vescovi, come Monsignor Enrique Angelelli che solo dopo 30 anni si è saputo che è stato ucciso, così come Monsignor Romero in Salvador.

 

Sì, in effetti molti hanno perso la vita...

Ci sono molti uomini di Chiesa martiri dell’America Latina, ma per me non sono morti, sono semi piantati che hanno dato e stanno dando frutti copiosi, come dice il Vangelo. Credo che sia giunta l’ora di riconoscere questi semi di vita, queste voci profetiche di un continente…

 

Tornando a quegli anni, in Argentina si sono toccati vertici di violenza inauditi. C’erano due contendenti, militari e gruppi armati, che usavano le armi…

Sì, ma c’è differenza. Quando i poveri sono sottomessi, oppressi, castigati usano i mezzi che vogliono, alle volte c’è la violenza. Noi siamo tra quelli che hanno scelto la non violenza come resistenza sociale e culturale e da questo sono sorti i movimenti per i diritti umani, che si sono sviluppati in molti Paesi latinoamericani. I vescovi citati prima avevano il principio della non violenza nella loro ferma opposizione ai soprusi dei regimi dittatoriali. Io non separo quello che è successo in Argentina dalla situazione del continente, ma qui si è raggiunta una durezza e una crudeltà enorme… in nome dei principi della civiltà cristiana occidentale.

 

Difatti i due schieramenti combattevano in nome di Dio…

Ne parlai con Giovanni Paolo II, che ho incontrato parecchie volte, e quando gli ho passato il dossier sui bambini sequestrati e scomparsi si è detto “Questo lo fa una dittatura che afferma di voler difendere i principi della civiltà cristiana occidentale: una cosa aberrante”.

 

Come i voli della morte, altro capitolo agghiacciante.

Sì. Proprio qui, a questo tavolo, dove tu sei seduto, si è presentato il capitan Scilingo (uno dei cosiddetti piloti della morte, ndr) che ha avuto il pregio di essere l’unico a confessare i fatti. Diceva: “Noi eravamo convinti che quello che compivamo fosse funzionale a togliere di mezzo esponenti del comunismo internazionale. Una volta atterrati, dopo aver buttato in mare 30 persone, venivamo ricevuti dal cappellano che diceva messa in ringraziamento a ciò che avevamo compiuto”. Il fatto è che queste persone, dopo aver compiuti i loro misfatti, rientravano a casa e si comportavano come se nulla fosse, da esemplari padri di famiglia…

 

Veramente incredibile...

Abbiamo svolto profondi studi al riguardo e scoperto un meccanismo comportamentale che si può chiamare “la sospensione della coscienza”. E guarda caso si manifesta specialmente tra le forze armate: se tutti operano le stesse azioni (anche riprovevoli), la colpa viene suddivisa e quindi si diluisce. È il metodo ampiamente utilizzato da Hitler. Eichmann non era cosciente di quello che faceva, perché era convinto, da quel comportamento condiviso, che fosse la cosa giusta. Aberrazioni accettate in nome di valori superiori, quali Dio e la Patria, l’onore...

 

Lei poi ne è stato purtroppo testimone diretto.

Sì, sono stato torturato e la cosa incredibile è che ciò veniva operato quasi allegramente, convinti di essere dalla parte del giusto. Ho potuto anche vedere un religioso prigioniero che sulla parete di una sala dove praticavano torture scrisse con il suo sangue “Dio non uccide”: un atto di fede straordinario. Ma qui molti religiosi non lo capirono e giustificarono i metodi militari.

 

Mi scusi, ma allora sia l’Erp che i Montoneros, secondo lei, usarono la violenza solo per difendersi?