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DIARIO ARGENTINA/ Esquivel (Nobel per la pace): la "memoria" che può aiutare il Paese a crescere

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Adolfo Perez Esquivel (Immagine d'archivio)  Adolfo Perez Esquivel (Immagine d'archivio)

C’è da augurarsi che le Forze armate e la società inizino a dialogare, perché molti settori militari, lo ripeto, sono coscienti che un esercito, la cui funzione dovrebbe essere al servizio del popolo, in quell’occasione si sia trasformato in truppa di occupazione, come nell’epoca nazista. Non mi potrò mai scordare che, nelle sale del centro dove mi avevano portato per torturarmi, fossero dipinte grandi svastiche alle pareti con la scritta “nazionalismo”.

 

D’accordo, ma le violenze operate dai gruppi terroristici armati non sono da considerarsi ugualmente crimini?

Se uno Stato adotta la violenza, ciò è un crimine contro l’umanità e quindi non ha prescrizione. I metodi pur ingiustificabili usati dal terrorismo rientrano nella legislazione comune e quindi cadono in prescrizione... questo secondo leggi internazionali.

 

Oltre al dialogo da lei augurato, quali altri mezzi si devono usare per far sì che questi crimini non si ripetano?

Parlarne e dibatterne: noi da anni a Chapadmalal organizziamo incontri dove informiamo su quanto accaduto persone che quell’epoca fortunatamente non l’hanno vissuta. Lo facciamo anche promuovendo incontri nelle istituzioni militari affinché la memoria non si perda. E che queste tragedie non accadano mai più....nunca mas!

 

(Arturo Illia)



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