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ISIS/ Gli esperti religiosi: non chiamatelo Stato islamico, è un germoglio satanico

È giusto chiamare il Califfato "Stato Islamico"? Non sono per nulla d'accordo gli ulema e i muftì, che condannano la denominazione, oltre le atrocità commessa dai guerriglieri dell'Is

(Infophoto) (Infophoto)

L’Isis allunga la mano anche sull’Egitto e negli ultimi tempi – come riporta in maniera approfondita l’articolo di Chiara Pellegrino su Avvenire – i media egiziani hanno raccolto il pensiero e le posizioni degli ulema circa lo Stato Islamico. Il dibattito sul Califfato sta coinvolgendo l’opinione pubblica, oltre che raccogliere i pareri dei dotti musulmani di scienze religiose, che condannano il movimento di guerriglia jihadista (per alcuni addirittura al soldo di Israele), che nulla ha a che fare con l’Islam. Il quotidiano Al-Yaum al-Sâbi‘ ha raccolto le delle dichiarazioni di vari ulama sull’Is, e il pensiero comune dei sapienti è di non considerarlo per nulla islamico a casa della terribile e continua violenta perpetuata in Iraq e in Siria. Entrando nel dettaglio delle dichiarazioni, Saudita shaykh ‘Abd al-‘Azîz Âl al-Shaykh (Gran Muftì del Regno dell’Arabia, suprema autorità religiosa del Paese), ha etichettato i tagliagole come “gruppi di dissidenti”; mentre per  Gran Muftì dell’Egitto Shawqî ‘Allâm l’Isis è un “germoglio satanico” che l’autoproclamatosi califfato rinnega e viola proprio i valori islamici, la sharî‘a (ovvero legge) e i valori universali dell’uomo. Il Segretario generale del Consiglio degli ulama di al-Azhar, ‘Abbâs Shumân ricorda che il sunnismo non rende lecito lo spargimento di sangue e l’Islam garantisce la libertà di culto ai cristiani (e alle altre minoranze religiose). Gli fa eco il capo degli ulama di al-Azhar esperti in hadîth, Ahmad Ma‘abad, che cita il Corano: “Chi uccide un credente intenzionalmente sarà ricompensato con la jehenna eterna, su di lui la collera e la maledizione di Dio, e gli sarà preparato un castigo atroce”. Infine, tra le tante voci, ecco quella del muftì della Repubblica libanese, shaykh ‘Abd al-Latîf Deriân: “Chi commette atrocità in nome della religione non conosce veramente la fede”.

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