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DIARIO USA/ Neri, ebrei, gay: se il dramma del Ku Klux Klan diventa farsa

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Oggi al KKK, di tutto quel che c'era, è rimasto Mr. Abarr o poco più. 

Bradley Jenkins, "The Imperial Wizard of the United Klans of America" (più lungo il titolo della fila di seguaci), non ha digerito l'uscita dell'incappucciato del Montana. Non è assolutamente d'accordo. Ma come — ha replicato il capo supremo di una cosa che grazie a Dio non ha più neanche un barlume di forma organizzata — è un secolo e mezzo che predichiamo gli ideali di un'America bianca e protestante, abbiamo uno statuto, abbiamo tutti i costumi e adesso arriva questo Abarr a dirci che lo sa solo lui come si fa? Che se la smetta di fare il furbetto, vada a rileggersi la storia e si purifichi pure lui. 

E così, grazie a Jenkins e Abarr, una delle pagine più disumane della storia americana si è trasformata in una delle più stupide.

Però state attenti anche dall'altra parte dell'oceano.

Mi aspetto che qualcuno denunci per discriminazione chi ha inventato Calimero, chi produce Ava e la televisione di Stato che per tanti anni ci ha inculcato sentimenti razzisti.

Attenti, perché non è che gli stupidi ci sono solo in America.



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